Homonoia ed Euthenia su una moneta alessandrina di Antonino Pio more

in G. Daverio Rocchi (a cura di), Tra Concordia e Pace. Parole e valori della Grecia antica, Quaderni di Acme 92, Milano 2007, pp. 303-317

Estratto da: TRA CONCORDIA E PACE Parole e valori della Grecia antica a cura di Giovanna Daverio Rocchi Quaderni di Acme 92 2007, Milano HOMONOIA ED EUTHENIA SU UNA MONETA ALESSANDRINA DI ANTONINO PIO di Alessandro Cavagna Nel ventitreesimo anno del regno di Antonino Pio (159/160 d.C.) la zecca di Alessandria emise tetradrammi di mistura con ritratto dell’imperatore incorniciato dalla leggenda >A ntwnénoj Ceb (astÿj ) E‹se (bøj ) al diritto e il gruppo Euthenia-Homonoia al rovescio (figg. 1-2)1. Le due figure assimilate dal peplo, dal chitone e dall’atto di reggere con una mano un lembo delle vesti, vennero raffigurate con specifici tratti identificativi: la spiga nell’intreccio della corona e nella mano definì Euthenia, mentre Homonoia, con un kalathos sulla testa, fu caratterizzata dalla cornucopia e dalla patera. La specificazione dell’anno di emissione (LKΓ) venne, a sua volta, diversamente composto tra gli spazi del campo di rovescio2. L’effigie dell’imperatore con corona di alloro al diritto, nel suo canonico riproporsi, non desta particolare interesse; solo nel cesello di alcuni Ringrazio sentitamente la prof.ssa Giovanna Daverio Rocchi, il prof. Tonio Hölscher e il prof. Adriano Savio per i numerosi suggerimenti e per il valido sostegno. BMC Alexandria, n. 961 (Euthenia è interpretata come Eirene); DATTARI - SAVIO, nn. 2234-2238, 8163-8166; MILNE, n. 2400; GEISSEN II, nn. 1837-1840. Il rovescio può presentare varianti di conio, in particolare, nel posizionamento di Euthenia e Homonoia, nella presenza di un kalathos nel campo a sinistra e nella collocazione della cornucopia, singola o doppia, sul braccio destro o sinistro di Homonoia. 2 Dattari (DATTARI - SAVIO, n. 2333) riporta anche un tetradrammo con Homonoia ed Euthenia dell’anno 20 (LK): è possibile, ma non verificabile da un’analisi autoptica del materiale catalogato, che Γ non risulti leggibile e che, quindi, il tetradrammo sia anch’esso datato all’anno 23. Inoltre, sempre nel catalogo di Dattari, si trovano due bronzi (DATTARI - SAVIO, nn. 2566, 8454) con simile iconografia di rovescio e datati all’anno LKA. 1 * 304 Alessandro Cavagna conî una corona radiata venne aggiunta al ritratto di Antonino Pio, ma anche tale tipologia, nel II sec. d.C., non rappresentò una novità. Già Nerone, infatti, portando a compimento una parabola iconografica collocabile nella prima parte del suo regno3, aveva voluto che il suo ritratto monetale fosse caratterizzato dal diadema solare sulle monete battute ad Alessandria nel 63/64 d.C. e sulle emissioni romane dell’anno successivo4. Il simbolo, utilizzato fino ad allora per gli imperatori divinizzati dopo la morte e con una tradizione riferibile già al mondo ellenistico, specificò in tale occasione un’evidente volontà di celebrazione della figura del principe vivente e segnò un passaggio significativo nel culto imperiale, definito formalmente anni prima da Augusto5. Secondo Stefan Skowronek, ad Alessandria nel II sec. d.C. l’emblema di Helios venne riproposto in particolare sulle monete di Traiano, dopo le vittorie orientali, e su quelle di Antonino Pio, in seguito all’inizio di una nuova era legata al sorgere di Sothis (Sirio)6. Solo agli anni di Antonino Pio si può, invece, attribuire la rappresentazione del gruppo Euthenia-Homonoia, presente al rovescio del tetradrammo. Dal momento che, in un mondo relativamente omogeneizzato nella scelta dei tipi di rovescio, Homonoia ed Euthenia furono ben attestate singolarmente o in composizione con altri soggetti, proprio la particolarità dell’abbinamento desta un certo interesse per il possibile significato connesso e in considerazione del fatto che, come ha affermato Paul Zanker, «ogni immagine è finalizzata alla comunicazione e dipende da essa»7. Euthenia, sposa e ipostasi stessa di Nilo, personifica l’abbondanza del 3 Nel periodo 56/60 d.C. Nerone venne, infatti, rappresentato seduto in trono e con testa radiata sul rovescio dei tetradrammi battuti ad Alessandria (BMC Alexandria, nn. 154-155; DATTARI - SAVIO, nn. 200-203; MILNE, nn. 145, 166, 182; GEISSEN I, nn. 121, 137; RPC I, nn. 5203, 5242, 5253). 4 Alessandria: BMC Alexandria, nn. 122-123; DATTARI - SAVIO, nn. 196, 251-252; MILNE, nn. 217-221; GEISSEN I, nn. 157-161; RPC I, nn. 5274-5275. A Roma la corona radiata compare dal 64 d.C. nel tipo di rovescio di aurei e denarî (BMC Emp., nn. 52-60; RIC I, p. 153, nn. 44-47, 60) e sul ritratto di diritto dei dupondî (BMC Emp., nn. 120-121, 191 ss.; RIC I, p. 162, nn. 184-185 ss.). Su Nerone, l’importanza di Helios/Sol e l’iconografia monetale correlata si vedano in particolare: BELLONI 1993, pp. 80, 257; SAVIO 2001, pp. 177-181; CHAMPLIN 2005, pp. 145-186, 335. 5 SUTHERLAND 1976, pp. 96-121; BELLONI 1993, p. 136; SAVIO 2001, p. 168; JACQUES - SCHEID 2005, pp. 58-62, 159-162; ZANKER 2006, pp. 108-178, 250-251. 6 SKOWRONEK 1967, pp. 21-23. 7 ZANKER 2000, p. 211. Homonoia ed Euthenia su una moneta alessandrina di Antonino Pio 305 raccolto; se le prime attestazioni iconografiche restano dubbie, è la documentazione d’età romana, essenzialmente di natura numismatica, a insistere sul tema. Da un punto di vista iconografico, Euthenia venne solitamente modellata con dettagli finalizzati ad amplificare il significato simbolico sotteso alla sua essenza di artefice di vita: così la spiga di Demetra/Cerere, il nilometro o la sfinge legati alla figura di Nilo, il sistro di Iside, madre anch’essa, si trovano connessi profondamente con la piena del fiume, paradigma evidente di creazione e rinascita periodica sin dai testi cosmogonici egiziani8. In tal senso, esiste di certo un’osmosi significativa anche con le romane Abundantia e Annona, ma, se nel caso romano il riferimento all’origine dell’opulenza resta generico, il rimando a Euthenia porta necessariamente a regionalizzarne il contenuto. Il busto di Euthenia fu adottato per i rovesci di alcune emissioni alessandrine sin dagli anni di Augusto, ma, solo dopo i regni di Claudio e di Tito, la figura intera e stante comparve sulla moneta di Domiziano, per poi riproporsi soprattutto nel II sec. d.C.; al contrario, dopo il regno di Marco Aurelio l’iconografia di Euthenia, effigiata da sola o in gruppo, passò in secondo piano e solo su poche emissioni del III secolo si possono ritrovare su moneta sue raffigurazioni9. Maggiore fu, invece, la fortuna dell’iconografia di Homonoia nel panorama delle emissioni alessandrine: la figura, definita solitamente dalla presenza di una o più cornucopie, contraddistinse, infatti, i rovesci delle monete in mistura e in bronzo battute dalla zecca di Alessandria dagli anni di Nerone sino alle ultime emissioni di Diocleziano10. Il retroterra culturale che definì e specificò la polivalenza semantica della Homonoia monetale fu, al contrario di quello relativo a Euthenia, più ampio e storicamente radicato. Innanzitutto, sin dall’età classica, gli appelli alla concordia furono motivati, da un punto di vista politico, proprio da quella 8 BONNEAU 1964, pp. 330-331; KÁKOSY 1968, pp. 290-298; JENTEL 1988, pp. 120-124; CALABRIA 1993, pp. 94-95; MEEKS - FAVARD MEEKS 1995, pp. 25-32; BAKHOUM 1999, pp. 105-119. 9 EL-KHAFIF 1983, pp. 135-137; EMMET 2001, p. 296. 10 EL-KHAFIF 1983, pp. 146-149; EMMET 2001, p. 299. Vi furono emissioni romano-imperiali, precedenti il regno di Nerone, con riferimento a Concordia e, in particolare, si devono segnalare i sesterzî di Tiberio con rappresentazione al rovescio del tempio romano di Concordia (RIC I, p. 98, nn. 55, 61, 67) o il noto sesterzio di Caligola del 37-38 d.C. in cui al rovescio compaiono Agrippina, Drusilla e Giulia come Securitas, Concordia e Fortuna (RIC I, p. 110, n. 33). 306 Alessandro Cavagna stasis identificata in vari luoghi della riflessione politica e filosofica del tempo come fondamento genetico della natura umana e come sfogo dell’interazione tra forze divergenti e convergenti della società11. In tal senso, non è affatto fortuito che il termine compaia in ambito storiografico per la prima volta nel racconto di Tucidide sulla lacerante esperienza dei Quattrocento (VIII, 75, 2; 93, 3) e che proprio ad alcuni personaggi, implicati negli avvenimenti del 411 a.C. o in quelli del 404 a.C., si ritorni costantemente analizzando il primo dibattito sul tema12. Già nel IV sec. a.C., accanto al processo di personificazione del concetto astratto, con relativa ritualizzazione e celebrazione religiosa, come attestato da varie fonti, il tema di homonoia venne arricchito da nuovi contenuti. Gli appelli panellenici o di concordia ellenica contro forze non greche, la cui origine concettuale si pone ovviamente nella propagandata coalizione greca durante le guerre persiane, trovarono nella specificità del termine homonoia («la conformità di sentimento») un fertile terreno di riflessione: se Gorgia nel 392 a.C. avrebbe pronunciato un appello all’unità dei Greci contro i Persiani, è soprattutto la riflessione di Isocrate a considerare con insistenza l’idea di necessaria aggregazione contro i nemici. La concordia dei Greci, come noto, non sortì alcun effetto e lo stesso Isocrate fu costretto a ripiegare verso una homonoia di diversa matrice, nella quale solo la presenza di un leader (ora Atene, ora Filippo II) avrebbe potuto salvare e rendere possibile una coesione politica13. Questi tre aspetti essenziali, concentrati in modo non univoco attorno a forme di riconciliazione interna, di unione comunitaria, di personifica- Tra i molteplici esempi sulla consapevolezza greca della naturale propensione umana allo scontro, sono assai significative alcune parole di Platone nella Repubblica: «O‹ko„n Ïsper sÒma nosÒdej mikr≠j ªop≈j †xwqen deétai proslabûsqai prÿj tÿ kßmnein, ùnàote d° kaã ©neu tÒn †xw stasißzei a‹tÿ a¤t¸, ofitw d¬ kaã Ω kat™ ta‹t™ ùkeànJ diakeimûnh p’lij ¶pÿ smikr≠j profßsewj, †xwqen ùpagomûnwn ƒ tÒn útûrwn ùx ‘ligarcoumûnhj p’lewj summacàan ƒ tÒn útûrwn ùk dhmokratoumûnhj, noseé te kaã a‹t¬ a¤t– mßcetai, ùnàote d° kaã ©neu tÒn †xw stasißzei; Kaã sf’dra ge » (Plat., Resp. 556e-557a). Inoltre supra DAVERIO ROC- 11 e CUNIBERTI. 12 Al proposito si vedano, in particolare: CECCHIN 1969, pp. 9-25; DE ROMILLY 1972a, pp. 7-20; DE ROMILLY 1972b, pp. 199-209; THÉRIAULT 1996, pp. 6-13; BONAZZI 2006, pp. 131-139; MEISTER 2006, pp. 227-244. Inoltre supra DAVERIO ROCCHI e CUNIBERTI. 13 Isocr. IV 15; XII 13-14. Inoltre DE MAURIAC 1949, pp. 105-107; SHEPPARD 1984-1986, p. 229; THÉRIAULT 1996, pp. 101-130. CHI Homonoia ed Euthenia su una moneta alessandrina di Antonino Pio 307 zione e ritualizzazione religiosa, costituiscono la congerie concettuale che, in vario modo, si è trasferita al mondo della moneta: in tale senso, la raffigurazione monetale partecipò e precisò alcuni aspetti del lungo processo di elaborazione e di rappresentazione di homonoia. Dal mondo greco provengono poche attestazioni numismatiche e, in particolare, è l’area siciliana e magno-greca a essere attiva in tal senso tra il V e il III sec. a.C.: così Metaponto, Kimissa, Palermo amplificarono, attraverso l’appropriazione degli spazi monetali, alcuni momenti di rappacificazione probabilmente conseguenti a dissidi interni non altrimenti identificabili14. È, però, dalla realtà dell’Impero Romano che proviene un più duraturo e continuativo rimando a homonoia in ambito monetale. Se le monete definite di alleanza o di homonoia (alliance-coins), emesse da zecche di Macedonia, Tracia e Asia Minore tra il I e il III sec. d.C., attestano specifiche forme di conciliazione e di relazione tra comunità15, diverso è il caso del consistente gruppo di monete con iconografia di Homonoia-Concordia, nel quale rientra anche il tetradrammo alessandrino di Antonino Pio. È, innanzitutto, evidente il richiamo tra le emissioni di Concordia e quelle di Homonoia, in quanto l’iconografia di età romana sembra aver omologato i due termini e le due personificazioni, nonostante provenissero da esperienze diverse. A Roma, sebbene già dalla seconda metà del II sec. a.C. fosse caduto il vincolo sulla scelta per le iconografie monetali, nel I sec. a.C. la personificazione di Concordia caratterizzò alcune emissioni di denarî, un raro aureo di Lepido e i quinarî di Marco Antonio, «per dar voce», come sostiene Paola Zanzarri, «a un desiderio di molti»16. Quando Augusto rifondò la Res Publica, la Concordia, virtù civica essenziale alla 14 SHAPIRO 1990, pp. 476-479; THÉRIAULT 1996, pp. 13-19, 34-35 (con ampia bibliografia). 15 MACDONALD 1983, pp. 25-27; PERA 1984; SHEPPARD 1984-1986, pp. 231-237; FRANKE 1987; WINSEMANN FALGHERA 1991, pp. 18-21; MARTINI 1992, pp. 87-89; NOLLÉ 1996, pp. 49-72; KAMPMANN 1996; FRANKE - NOLLÉ 1997; MOTTET 2000, pp. 25-26. 16 ZANZARRI 1997, p. 111. Sempre in ZANZARRI 1997, pp. 21-30 si trova una rassegna completa delle monete repubblicane riferibili a Concordia: si tratta dei denarî di Paullus Aemilius Lepidus (BELLONI, p. 208, nn. 1861-1869), di P. Fonteius Capito (BELLONI, pp. 194-195, nn. 1758-1759), di L. Vinicius (BELLONI, p. 209, n. 1879), di L. Mussidius T. f. Longus (BELLONI, pp. 254-255, nn. 2185-2188), dell’aureo di M. Lepidus (BELLONI, p. 261, n. 1068) e del quinario di M. Antonius (BELLONI, p. 267, n. 2237). Inoltre sulla concordia repubblicana si vedano: BÉRANGER 1969, p. 480; HÖLSCHER 1990, pp. 479-498; D’ARCO 1998. 308 Alessandro Cavagna stessa sopravvivenza dello Stato, come aveva ampiamente dimostrato il continuo scontro della tarda età repubblicana, divenne una delle prerogative della casa imperiale, una sorta di emanazione del potere del principe che venne riconosciuto in tal senso sia come garante dell’unità imperiale sia come simbolo della stessa17. Sulla moneta di Antonino Pio, come già è stato rilevato, Homonoia fu rappresentata con gli attributi della cornucopia e della patera sacrificale; inoltre, la consueta relazione “concordia-abbondanza” venne ulteriormente accentuata dalla presenza di Euthenia e dai kalathoi. La formula scelta fu, quindi, semplice, immediata e la finalità chiara: le monete con iconografia di Homonoia, infatti, offrirono un’immagine precisa di quelle forme di autorappresentazione con cui l’Impero volle farsi riconoscere e nelle quali poté essere individuata la sua natura; autorappresentazione, di certo, ma anche autoriconoscimento da parte di quelle classi che proiettarono la loro esistenza nell’Impero e che ritennero ormai giunta, secondo una prospettiva di sapore teleologico, la piena maturità dei tempi. La propagandata Pax romana, di cui già Plinio il Vecchio aveva magnificato gli effetti e che Appiano, Plinio il Giovane, Elio Aristide18 celebrarono a loro volta, poté così essere veicolata anche attraverso lo spazio iconografico della moneta. Ma se Homonoia e Concordia in origine furono strettamente connesse al ristabilimento dell’ordine in seguito a specifici disordini sociali e politici, quale valore assunse un richiamo agli stessi ideali durante il secolo d’oro dell’Impero romano, come lo definì anche Léon Homo19? È proprio dietro l’impalcatura ideologica della pace romana che si può forse scorgere il senso più profondo di un richiamo alla concordia: le fonti del II sec. d.C., oltre a celebrare la pienezza dei tempi, forniscono, infatti, notizie che si muovono in una diversa direzione. Se si considerano le motivazioni che spinsero zecche dell’Asia Minore, della Tracia o della Macedonia a emettere alcune serie degli alliance-coins, se si analizzano diversi papiri provenienti dall’Egitto, se si volge lo sguardo ad altre orazioni di 17 Alla Concordia Augusta, ossia alla concordia imperiale, fecero ben presto da contrappeso e da estensione la Concordia Augusti, riferita nella specificità alla figura dell’imperatore, la Concordia Augustorum, la Concordia Provinciarum, la Concordia Exercituum o Concordia Militum (AMIT 1962, pp. 147-169; BÉRANGER 1969, pp. 477-491; THÉRIAULT 1996, pp. 145-148). 18 Plin. N.H. 27, 2-3; App. Praef. 24-25; Plin. Paneg. 32; Aristid. Or. XXVI KEIL 94-100. 19 HOMO 1947, pp. 261-265. Homonoia ed Euthenia su una moneta alessandrina di Antonino Pio 309 Elio Aristide o si leggono i suoi allucinati Discorsi sacri20, emerge una realtà fatta di piccole e grandi rivalità, di scontri, di violenze tra classi sociali, tra comunità vicine, tra gruppi antagonisti; accanto a tale stato di irrequietezza, inoltre, si levarono altri torbidi, quelli legati a un’ansia soteriologica non sopita né dalla religiosità di Stato, né dai princípi classicheggianti degli imperatori d’adozione, né dall’emergere continuo di brevi momenti di euforia legati a nuovi culti misterici21. È, quindi, necessario contestualizzare la moneta con Homonoia-Euthenia per poter comprendere quali motivazioni poterono spingere le autorità competenti a scegliere questa particolare iconografia. Le fonti sulla situazione egiziana del periodo sono tanto scarse quanto poco chiare. L’Historia Augusta, nella concisa descrizione degli avvenimenti occorsi durante il regno di Antonino Pio, riporta: «in Achaia etiam atque <apud A>egypto rebelliones repressit»22; la notizia sembra essere confermata da Giovanni Malala, secondo il quale Antonino Pio «ùpestrßteuse d° kat™ Aáguptàwn turannhsßntwn kaã foneusßntwn tÿn a‹goustßlion Deànarcon »23. Tralasciando gli evidenti problemi interpretativi connessi con queste due fonti, in particolare il riferimento all’altrimenti oscuro augustale-prefetto di nome Dinarco e l’indicazione considerata infondata della presenza in Egitto di Antonino Pio, il problema più arduo riguarda la collocazione storica degli avvenimenti 20 Sugli alliance-coins si veda n. 15. Una rassegna di papiri con riferimento al fenomeno dell’anachoresis è in: STRASSI ZACCARIA 1988, pp. 76-91; inoltre, diverse indicazioni sono in FORABOSCHI 1988, pp. 807-840. Per Elio Aristide, in particolare, si vedano: Or. XXIII KEIL (Perã ”monoàaj taéj p’lesin ), XXIV KEIL (<Rodàoij perã ”monoàaj ) e L KEIL (<IerÒn l’gwn tûtartoj ) 105-106. 21 Particolarmente significative sono le parole di JACQUES - SCHEID 2005, pp. 424425: «Protettori generosi e disinteressati, sempre votati alla protezione degli umili smarriti dalla riconoscenza, i potenti riuscirono, essenzialmente attraverso le iscrizioni, a lasciarci un’immagine delle più ingannevoli di se stessi e delle comunità in cui avrebbero fatto regnare il benessere, la pace e l’armonia. [...] Per parecchie generazioni la violenza era stata onnipresente, legata alle guerre di conquista, allo sfruttamento feroce dei provinciali, come alle lotte politiche interne, che degeneravano in guerre civili; sarebbe ingenuo immaginare che la pace augustea avesse modificato per magia i comportamenti». Inoltre ben illustrano le lacerazioni del periodo: MAZZARINO 1995, I, pp. 154-158, 328334; SCHIAVONE 2002, pp. 5-17. 22 Hist. Aug. Vita Pii V, 5. 23 Io. Mal. XI 367, pp. 280-281 Bonn. 310 Alessandro Cavagna a cui si fa menzione24. Al contrario, l’editto, conservato su papiro, del prefetto Marco Sempronio Liberale si riferisce con certezza all’anno 154 d.C.: [M≠]rkoj [SemprÎnioj] Libe r[≠li]j †par[coj] Aág›p[tou lûg]ei: . . punqßnom[ai tinaj] di™ t¬n genomûnhn duscûreian t wn [ . . . thn] . . oákeàan ¶p[ole]loipûnai ¶llac– †t i t™ pros[ . . . . . . ]porà.. . zonta j, út[û]rouj d° litour[geàa]j tin™j ù[kfug’ntaj] di™ t¬n . [t]’te perã a‹to‡j ¶sqûneian ùn ¶llodap– †ti kaã n„n diatreàbein f’bJ tÒn genomûnwn parautàka progr[a]fÒn ... ästwsan ÷t[i] k[a]ã toéj kratàstoi[j] ùpistratøgoij kaã toéj strathgoéj kaã toéj pe[m]fqeési ¤p> ùm[o„] prÿj t¬n t≈j cÎraj . ¶sfßleian kaã ¶merimn àan stratiÎtaij parøggelt a i t™j m°n .. . . .. ¶rcomûnaj ùf’douj kw l›ein proorÒntaj kaã proapantÒntaj, . t™j [d°] genomûnaj par[a]utàka ùpidiÎkein kaã to‡ j lhmfqûn. taj ùp> a‹to f Î r J kako›rgouj m[h]d°n peraitûrw tÒn ùn a‹t– .. . . t– lVsteàv geno[m]ûnwn ùxetßzein ... 25 La situazione, che spinse il prefetto a promulgare tale editto, sembra abbastanza chiara: al di là degli scontri di natura religiosa, delle ingiustizie e prevaricazioni sociali, del brigantaggio o dei conflitti genericamente definibili come agrari, il mondo egiziano, sotto il controllo romano, visse schiacciato da un sistema fiscale oppressivo che si riversò sia sui sottoposti alle imposizioni fiscali, sia sugli stessi appaltatori obbligati a versare quote precise alle casse. L’esito di questa piramide dello sfruttamento è nota: ai “contribuenti”, vessati dall’onere delle esazioni anche per l’uso dei sistemi coercitivi utilizzati a loro danno, non restò che la fuga. 24 HÜTTL 1936, pp. 290-292; STRASSI ZACCARIA 1988, pp. 56-64. 25 BGU II 372, I ll. 1-9, II ll. 5-13: «Marco [Sempronio] Liberale prefetto d’Egitto proclama: sono informato che [alcuni] per la situazione di difficoltà che si è venuta a creare hanno abbandonato la loro dimora procurandosi altrove i [mezzi di sostentamento] e che altri, sottrattisi ad alcune liturgie perché allora (si trovavano) in condizioni di indigenza, ancora si trattengono in luoghi diversi (da quello di residenza) per timore delle proscrizioni che erano state immediatamente decretate. [...] Sappiano che è stato ordinato sia agli eccellentissimi epistrateghi che agli strateghi ed ai soldati inviati da me (a salvaguardare) la sicurezza e la tranquillità della regione, di stroncare le scorrerie (colte) sul nascere prevedendole e prevenendole, di perseguire immediatamente quelle in atto e di non inquisire i malfattori colti in flagrante per nulla oltre quanto avvenuto nel corso della stessa scorreria (in cui sono stati presi) ...» (la traduzione è di Silvia Strassi Zaccaria in STRASSI ZACCARIA 1988, pp. 20-24). Homonoia ed Euthenia su una moneta alessandrina di Antonino Pio 311 La massa degli anacoreti fu ampia e il fenomeno diffuso, al punto da costituire una vera e propria minaccia non solo alle entrate della provincia, ma anche alla sicurezza generale del territorio. Proprio a questo contesto sembra alludere la precedente disposizione del prefetto, cui si fa cenno nel papiro, ossia la proscrizione per quanti si fossero resi rei di evasione delle liturgie; la proscrizione, probabilmente, aggravò la situazione, invece di mitigarla, e il disordine aumentò al punto da obbligare il prefetto a rivedere l’editto e a chiarirne i termini26. Proprio questo contesto di disordini, anachoreseis, brigantaggio e insicurezza fa da sfondo all’emissione dei tetradrammi con Homonoia ed Euthenia del 159/160 d.C. Se le scelte delle iconografie di rovescio non furono casuali, è possibile che un qualche riferimento alle vicende del periodo abbia trovato un suo spazio sulla moneta e che, in questo caso specifico, l’emissione di Antonino Pio abbia ospitato un riflesso di quegli appelli all’ordine e al ristabilimento della pacifica convivenza che, oltre a essere miraggio e promessa della Pax romana, furono l’essenziale base per un pieno funzionamento del sistema economico e, soprattutto, contributivo dell’Egitto. È evidente che il messaggio, ideato secondo prospettive di generica autorappresentazione e di riferimento a situazioni concrete, non fosse però destinato alla massa degli sfruttati e degli oppressi, bensì, nel migliore dei casi, a quel milieu ristretto sul quale si resse l’intero funzionamento della provincia. Accanto a ciò, si deve inoltre ricordare come l’attenta analisi delle tipologie di rovescio delle monete alessandrine in mistura e in bronzo riveli una certa variabilità di temi iconografici: all’interno delle scelte di un singolo anno, infatti, si possono trovare per il bronzo oltre trenta diversi tipi di rovescio, contraddistinti da una costante ricerca di diversificazione tra temi conosciuti di origine greco-egiziana, personificazioni, animali tipicamente locali e rare innovazioni di particolare interesse. È probabile che il messaggio, cui allude la raffigurazione di rovescio, mescolandosi ad altri, per lo più si sia perso anche nelle mani di quanti avrebbero potuto comprendere il suo preciso retroterra: la moneta non rappresentò, quindi, quell’«umile agente di propaganda che penetra ovunque, passa per ogni mano, all’interno e all’estero» come Margherita Sarfatti so- 26 GARZETTI 1960, p. 485, BALDWIN 1963, pp. 256-263; DAVIES 1973, pp. 199212; ROSTOVZEV 1980, pp. 350-351; FORABOSCHI 1988, pp. 807-840. 312 Alessandro Cavagna stenne per altra epoca, altra moneta e altri simboli27. Ciononostante, il riferimento alla Homonoia nel secolo d’oro dell’Impero ebbe, comunque, motivazioni fondate: i disordini, le violenze e i vari torbidi del periodo di certo si persero in rivoli infruttosi e incapaci di sprigionare il pieno valore eversivo delle loro potenzialità. Furono semplici ombre, incapaci di scalfire nel profondo l’ideologia della Pax romana, pur evidenziando quei limiti della società, del modo di produzione, della religiosità che esploderanno poco tempo dopo nella crisi di lungo corso del III sec. d.C. 27 GENTILE 1998, pp. 85-86. Homonoia ed Euthenia su una moneta alessandrina di Antonino Pio 313 Figura 1 – GEISSEN II, n. 1837. Figura 2 – GEISSEN II, n. 1838. 314 Alessandro Cavagna Cataloghi BELLONI BMC Emp. BMC Alexandria DATTARI - SAVIO G.G. Belloni, Le Monete Romane dell’Età Repubblicana, Milano 1960. H. Mattingly, Coins of the Roman Empire in the British Museum, London 1923; rist. London 1976. R.S. Poole, Catalogue of the Greek Coins in the British Museum. Alexandria and the Nomes, London 1892; rist. Bologna 1964. G. Dattari, Catalogo completo della collezione Dattari (Numi Augg. Alexandrini): 323 tavole con l’aggiunta di oltre 7000 monete rispetto al catalogo del 1901, note introduttive e indice a cura di A. Savio, Trieste 1999. A. 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