La Quarta Crociata E La Monetazione Nell'Area Mediterranea |
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ISTITUTO VENETO DI SCIENZE, LETTERE ED ARTI
QUARTA CROCIATA
VENEZIA - BISANZIO - IMPERO LATINO
RELAZIONI PRESENTATE ALLE GIORNATE DI STUDIO
organizzate per l'ottavo centenario della Quarto, crociata e promosse da:
Universita Ca' Foscari, Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti,
Centro Tedesco di Studi Veneziani. Venezia, 4-8 maggio 2004
a cura di
Gherardo Ortalli
Giorgio Ravegnani
Peter Schreiner
ESTRATTO
Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti
1-30124 Venezia - S. Marco 2945
Tel. 0412407711 - Fax 0415210598
ivsla@istitutoveneto.it
www.istitutoveneto.it
VENEZIA 2006
Lucia Travaini
LA QUARTA CROCIATA E LA MONETAZIONE
NELL'AREA MEDITERRANEA1
Intorno al 1200 monete in oro, argento e rame, con legende in gre-
co, arabo, latino ed armeno si incontravano e si ritrovavano nei porti del
Mediterraneo orientale: se non nella circolazione, tante monete diverse
potevano trovarsi insieme almeno sugli stessi banchi dei cambiavalute
o nei crogioli delle tante zecche, attive negli stati crociati, a Costanti-
nopoli, Tessalonica, a Venezia, a Brindisi, Messina o Palermo2. Non de-
1 II testo che qui si pubblica e quello presentato al Convegno Quarta Crociata: la
partecipazione europea, le reazioni, la risonanza, con la sola aggiunta delle note. De-
sidero ringraziare Julian Baker, Robert Leonard, Cecile Morrisson, Ernest Oberlander-
Tarnoveanu e Alan M. Stahl per aver letto e commentato la prima stesura del testo of-
frendo preziosi consigli. Ogni eventuale errore e intera responsabilita della scrivente.
2 E necessario distinguere tra monete effettivamente circolanti ed in uso nelle tran-
sazioni correnti di una determinata regione, e monete che potevano far parte di un piu
ampio movimento di valute internazionali esportate ma non circolanti: questi temi so-
no stati affrontati nei convegno Moneta locale, moneta straniera: Italia ed Europa XI-
XV secolo. The Second Cambridge Numismatic Symposium. Local Coins, Foreign
coins: Italy and Europe H'h-15'h centuries, a cura di L. Travaini, Milano 1999. Si ve-
da anche L. Travaini, Moneta locale e moneta straniera nell'Europa medievale: risul-
tati, problemi e prospettive della ricerca, in Circulation monetaire regionale et supra-
regionale, Actes du troisieme colloque international du Groupe suisse pour l'etude des
trouvailles monetaires (Berne, 3-4 mars 2000), a cura di H.R. Derschka, I. Liggi, G.
Perret, Lausanne 2002, pp. 57-76.
Le zecche attiravano metallo monetato e non, ed e importante conoscerne la pro-
venienza; Francesco Balducci Pegolotti, nei suo libro di mercatura che piu volte citere-
mo, a proposito di Cipro, in un passo databile alle ultime aggiunte della redazione (cir-
ca 1330) riporta le valutazioni date dalla zecca di Famagosta per argenti diversi: ar-
gento sardesco [...], argento inpiatte di Vinegia [...], grossi di Vinegia coniati [...], gros-
si tornesi [...], verghe della bolla di Vinegia [...], lega di sterllini [...], verghe della bol-
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lucia travaini
scrivero la produzione delle tante zecche del Mediterraneo al tempo
della Quarta Crociata, ma mi limitero soltanto a dire quali stati batteva-
no moneta, per poi dedicare piu attenzione alle monete dell'Impero di
Nicea, dell'Impero latino, e di Venezia. Se e logico aspettarsi una trat-
tazione ampia della monetazione bizantina prima e dopo il 1204, e di
quella latina, e forse necessario motivare la particolare attenzione data
qui alle monete di Venezia: queste, come si vedra, al tempo della Quar-
ta Crociata non circolavano in Oriente, e almeno fino alia meta del Due-
cento ebbero in Oriente un ruolo modesto rispetto ad altre monete; tut-
tavia la storiografia ha sempre attribuito una notevole importanza a Ve-
nezia nelle questioni monetarie dell'Impero latino per cui e necessario
esaminare la documentazione e i dati delle ricerche piu recenti per sin-
tetizzare lo stato della questione.
Le vicende monetarie del tempo della Quarta Crociata, decisamen-
te problematiche, sono state recentemente oggetto di importanti studi, e
cosi anche le monete di Venezia: se da un lato questi studi rendono piu
facile il mio compito, dall'altro propongono nuovi problemi in quanto
il disaccordo tra studiosi in alcuni punti e notevole3.
La Quarta Crociata e l'lmpero latino di.Costantinopoli ebbero ov-
viamente conseguenze anche sulla monetazione e la produzione delle
monete, ma c'e una cosa da notare subito: i grandi cambiamenti politi-
ci conseguenti alia Quarta Crociata, con il sacco di Costantinopoli, con
la creazione dell'Impero latino, nelle sue varie parti, e degli imperi di
la di Genova [...], gigliati coniati [...], ragonesi coniati di Cicilia [...], braccali coniati
[...], agontani,fiorentini, e sanesi [...], ma non necessariamente le monete menzionate
circolavano: F. Balducci Pegolotti, La Pratica della Mercatura, a cura di A. Evans,
Cambridge Mass. 1936, p. 81; cfr. M. Phillips, The gros tournois in the Mediterranean,
in The Gros Tournois, Proceedings of the Fourteenth Oxford Symposium on Coinage
and Monetary History, a cura di N.J. Mayhew, Oxford 1997, pp. 279-337.
3 M. Hendy, Catalogue of the Byzantine Coins in the Dumbarton Oaks Collection
and in the Whittemore Collection, IV, Alexius I to Michael VIII1081-1261, Washing-
ton D.C. 1999; lo stile piuttosto antipatico di Hendy nell'attaccare le posizioni di altri
studiosi si riflette nelle importanti recensioni dedicate al suo Catalogue; si vedano: I.
Touratsoglou, La monnaie byzantine auxXHe-XIIIe siecles et le temoignage des trou-
vailles de Grece: a propos dun ouvrage recent, «Revue Numismatique», (2002), pp.
385-404 (con la risposta di Hendy, alia p. 404); D.M. Metcalf, Rec. a: Hendy, Cata-
logue, «Numismatic Chronicle», 160 (2000), pp. 396-401, e Id., Rec. a: Hendy, Cata-
logue, «Byzantinische Zeitschrift», 93 (2000), pp. 619-623; C. Morrisson, L'econo-
mic byzantine: perspectives historiographiques, «Revue Historique», 306/2 (2004), pp.
391-411.
Una sintesi esemplare e in A.M. Stahl, Coinage and Money in the Latin Empire
of Constantinople, «Dumbarton Oaks Papers», 55 (2001), pp. 197-206.
Per le monete di Venezia lo studio piu aggiornato e quello di Id., Zecca. The Mint
of Venice in the Middle Ages, Baltimore-London-New York 2000.
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Trebisonda, Nicea ed Epiro e poi Tessalonica, e il nuovo ruolo delle en-
tita politiche di Bulgaria e Serbia, ebbero impatto limitato sulla mone-
tazione. La produzione monetaria dei nuovi stati, infatti, risulta essere
una semplice continuazione o imitazione dei nominali preesistenti: il
vecchio Impero bizantino sopravvisse ancora negli usi monetali, e Ve-
nezia non impose qui la propria moneta, almeno per alcuni decenni do-
po il 1204, lasciando che si usassero ancora nel Mediterraneo orientale
monete diverse, come negli ultimi decenni del XII secolo; continuo un
sistema basato sull'oro, e solo nell'ultimo quarto del XIII secolo si af-
fermo decisamente l'uso di moneta di buon argento con il grosso di Ve-
nezia, che intorno al 1300 venne imitato anche nell'Impero bizantino
restaurato dai Paleologi.
Queste considerazioni portano ad evidenziare alcuni aspetti relativi
alia natura della moneta e alia forza della tradizione nell'uso di sistemi
di moneta e di conto; vorrei inoltre rilevare fin dall'inizio due quesiti di
grande interesse storico: uno essenzialmente "di immagine", ed uno di
rapporto tra guerra e moneta.
Perche non si conoscono monete con 1'immagine o almeno il nome
degli imperatori latini di Costantinopoli? La domanda implica un'a-
spettativa da parte degli studiosi i quali hanno mostrato atteggiamenti
diversi: alcuni, come Gustave Schlumberger4, hanno accusato i vene-
ziani di aver dominato il controllo della moneta nell'Impero latino, de-
terminando quindi anche la non visibilita degli imperatori sulle monete;
altri, come Tommaso Bertele5, prevedendo che il nuovo imperatore lati-
no avrebbe certamente posto il suo ritratto e il suo nome sulle monete,
prefer! fiduciosamente aspettare il futuro ritrovamento di tali monete. Si
tratta di interessanti aspetti di politica dell'immagine, ai quali ha rispo-
sto ormai definitivamente Michael Hendy nel 1969, dimostrando che le
monete deH'Impero latino furono all'inizio imitazioni di trachea di ra-
me e poi imitazioni degli iperperi di Nicea, come si vedra piu avanti.
II secondo quesito riguarda l'introduzione del grosso d'argento di
Venezia, che per lungo tempo si e ritenuto creato proprio in coinciden-
za con i preparativi della Quarta Crociata, e per l'Oriente. Sembra ora
che non sia stato cosi: in base ad una revisione accurata delle fonti ag-
giornata da Alan Stahl6, sembra che il grosso di Venezia sia stato emes-
4 G. Schlumberger, Numismatique de I Orient latin, Paris 1878 (rist. Graz
1954), pp. 274-277.
5 T. Bertele, Moneta veneziana e moneta bizantina (secoli XII-XV), in Venezia e
il Levante fino al secolo XV, Atti del I Convegno internazionale di storia della civilta
veneziana (Venezia 1968), a cura di A. Pertusi , Firenze 1973, pp. 3-146.
6 Stahl, Zecca. Id., The coinage of Venice in the Age of Enrico Dandolo, in Me-
dieval and Renaissance Venice, a cura di E.E. Kittel - T.F. Madden, Urbana 1999,
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so a partire dal 1194 e non dal 1201, per cui i grossi emessi per pagare
le maestranze dell'arsenate nel 1201 non furono i primi. Ma questo ci
interessa molto, perche anche qui sembra che gli storici si aspettassero
legittimamente il legame tra l'impresa crociata, l'introduzione di una
nuova moneta, e l'uso immediato della nuova moneta in Oriente.
// quadro delle zecche tra la fine del XII secolo e gli inizi del XIII
La zecca di Venezia, attiva dall'eta carolingia, sotto Enrico Dando-
10 (1192-1205) produsse, oltre al denaro piccolo, il grosso d'argento -
11 primo in Europa - e il quartarolo di bassa lega, ritenuto generalmen-
te un quarto di denaro; delle monete veneziane si trattera in dettaglio
piu avanti.
Lungo l'Adriatico, sul versante italiano, alia fine del XII secolo si
data l'origine dei denari piccoli di Ravenna e Ancona, anche se la data
potrebbe essere anticipata di qualche decennio7. Nel Regno di Sicilia la
zecca di Brindisi aperta nel 1195 da Enrico VI comincio a produrre de-
nari di tipo settentrionale abbandonando le tradizioni monetali del pe-
riodo normanno: fu la fine delle monete di rame nel Regno, mentre le
monete in oro restarono immutate8.
pp. 124-140; Id., The Grosso of Enrico Dandolo, «Revue Beige de Numismatique»,
145 (1999), pp. 261-268: con tutta la bibliografia precedente.
7 Per un denaro emesso probabilmente ad Ancona da Marcvaldo di Anweiler nel
1195-1197, cfr. M. Matzke, Una monetazione marchionale nelle Marche?, in L'agon-
tano. Una moneta d'argento per VItalia medievale, Atti del convegno in ricordo di An-
gelo Finetti (Trevi [Perugia], 11-12 ottobre 2001), a cura di L. Travaini, Perugia 2003,
pp. 42-53. Sulle monete medievali delle Marche: A. Saccocci, // grosso agontano e la
circolazione internazionale delle monete marchigiane, «Atti e memorie della Deputa-
zione di storia patria per le Marche», 103 (1998) [Ancona 2000], pp. 593-604, e Id., La
circolazione monetale nel Medioevo marchigiano alia luce dei rinvenimenti e delle fon-
ti scritte (secc. IX-XIII), in Monetazione e circolazione monetale nelle Marche, aspetti
confronti con I'esterno, proposte, Atti della laGiornata di studi numismatici marchi-
giani (Ancona, 1° maggio 1997), «Atti e memorie della Deputazione di storia patria per
le Marche», 102 (1997) [Ancona 2001], pp. 79-111. Per le zecche dell'Italia setten-
trionale si veda P. Grierson et al., Medieval European Coinage. With a Catalogue of
the Coins in the Eitzwilliam Museum, Cambridge, 12, Italy (I) Cambridge, in corso di
stampa, e per tutte le zecche italiane si veda alle rispettive voci in Guida per la storia
delle zecche italiane medievali e modernefino all'Unita, a cura di L. Travaini, Roma,
in preparazione.
8 L. Travaini, La monetazione nell'Italia normanna, Roma 1995; P. Grierson -
L. Travaini, Medieval European Coinage. With a Catalogue of the Coins in the Fitzwil-
liam Museum, Cambridge, 14, Italy (III) (South Italy, Sicily, Sardinia), Cambridge
1998.
la monetazione nell'area mediterranea
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Piu a nord-est dalla meta del XII secolo la zecca dei patriarchi di
Aquileia coniava denari anepigrafi che imitavano quelli di Friesach in
Carinzia; le prime emissioni attribuibili a un preciso patriarca sono
quelle che, grazie alle lettere GO - TI, si attribuiscono a Gotifredo, e si
datano 1194 (anno in cui si pone ora anche l'introduzione dei grossi di
Venezia)9.
I denari di Friesach furono veramente importanti e non solo in area
alpina, ma in Veneto fino a Venezia, e nei Balcani; in un tesoro presso
Tulcea sul Mar Nero ne sono stati ritrovati con perperi latini ed altro,
come vedremo. Dal 1120 al 1160 essi ebbero un grande sviluppo, e dal
1170 circolavano in Veneto con quelli di Aquileia al valore di un soldo
della lira veneta. Circolavano anche in Slavonia, imitati localmente in
diverse zecche10.
Verso la fine del XII secolo anche in Ungheria il denaro frisacense
sostitui la moneta bizantina11.
Sulla costa adriatica in Dalmazia e registrata la presenza di denari
di Friesach, ma prevale fino alia meta del Duecento una grande varieta
di monete. Nonostante la sovranita nominate bizantina fino al 1204, la
Dalmazia passo sotto l'influenza ungherese dagli inizi del XII secolo,
in conflitto con gli interessi di Venezia. Non vi furono comunque zec-
che attive nel periodo che ci interessa, ad eccezione di Spalato che pro-
dusse un piccolo denaro simile a quello di Venezia, documentato dal
124012. A Dubrovnik-Ragusa, bizantina fino alia Quarta Crociata e dal
9 G. Bernardi, Monetazione del patriarcato di Aquileia, Trieste 1975. R. Hartel,
Der Munzumlauf im Patriarchat Aquileia aufgrund der Schriftquellen, in Die Friesa-
cher Miinze im Alpen-Adria-Raum, Akten der Friesacher Sommerakademie (Friesach,
14.bis 18. September 1992), a cura di R. Hartel, Graz 1996, pp. 405-447; A. Saccoc-
ci, La monetazione dell'Italia nord-orientale nel XII secolo, ivi, pp. 285-312; Id., Mo-
neta in Friuli al tempo di Poppone, in Poppone. L'etd d'oro del patriarcato di Aquileia,
Catalogo della mostra, Roma 1997, pp. 320-321; Id., / presupposti della monetazione
patriarcale di Aquileia (secc. VI-XII), in Aquileia e il suo patriarcato, Atti del convegno
internazionale di studio (Udine, 21-23 ottobre 1999), Udine 2000, pp. 221-236.
10 D.M. Metcalf, Coinage in South-Eastern Europe 820-1396, London 1979, p.
162. G. Bernhard, Der Munzumlauf in Slowenien und Istrien aufgrund der Schrift-
quellen, in Die Friesacher Miinze, pp. 395-403; R Kos, Der Friesacher Pfennig und
seine Nachprdgungen im slowenischen Gebiet, ivi, pp. 157-190. Non parlo qui degli
sviluppi della moneta di Slavonia da parte del re di Ungheria Bela IV (1235-70) dopo
le incursioni dei Mongoli del 1241-2 (cfr. Metcalf, Coinage in South-Eastern Euro-
pe, p. 146).
11 I. Gedai, Friesach Denars and their Historical Background in the Hungarian
Kingdom, in Die Friesacher Miinze, pp. 191-207.
12 Metcalf, Coinage in South-Eastern Europe, p. 185. La data del XII secolo per
le monete di Cattaro, proposta ancora da Metcalf, ibid., p. 174, e a mio parere troppo
precoce.
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lucia travaini
1205 comune autonomo sotto il dominio di Venezia, i grossi di Venezia
compaiono dopo il 1240 e la produzione locale di monete di rame non
e anteriore alia fine del Duecento13.
II re di Bulgaria Kalojan ottenne nel 1203-4 da Papa Innocenzo III
il diritto di battere monetam suo caractere insignitam14. In realta le pri-
me monete bulgare, fino almeno a Ivan II Asen (1218-1241), furono
imitazioni del tipo di "billon trachy" bizantino, originariamente di bas-
sa lega argentea.
Negli stati bizantini nati dopo il 1204, Trebisonda, Nicea, Epiro,
poi Tessalonica, i rispettivi sovrani batterono monete, anche queste
in continuazione ed adattamento dei tipi precedenti, ma peggiori di
qualita in un primo tempo. Si deve notare inoltre che la produzione
di oro fu scarsissima se non del tutto assente, inizialmente anche a
Nicea: finora e noto un solo esemplare di iperpero attribuito a Teo-
doro I Lascaris (1204-1222)15. Dominava ovunque la circolazione di
moneta del tipo detto "trachy" (= rozzo, concavo) di rame. In questo
panorama si distinguono le emissioni in oro di Giovanni III Vatatzes
(1222-1254), imperatore di Nicea, che restaurarono la qualita e
quantita della moneta bizantina e furono abbondanti, presenti in ri-
trovamenti in Grecia, nel Peloponneso e fino in Transilvania e Mol-
davia, ed imitate nell'Impero latino16. Di questo si parlera anche piu
avanti.
II Regno latino di Tessalonica, fino al 1224, produsse trachea di ra-
me; dopo il 1224, il nuovo sovrano Teodoro Comneno Ducas despota
di Epiro incremento notevolmente la produzione di tali monete, di qua-
13 Ibid., p. 193 (la monetazione in argento e documentata dal 1337).
14 M. Hendy, Studies in the Byzantine Monetary Economy c. 300-1450, Cam-
bridge 1985, p. 519.
15 E. Oberlander-Tarnoveanu, Les hyperperes de type Jean III Vatatzes.
Classification, chronologie et evolution du titre (a la lumiere du tresor d'Uzun Bair,
Dep. de Tulcea), in Istro-Pontica. Muzeul Tulcean la a 50-a aniversare 1950-2000,
Tulcea 2000, pp. 499-562, a p. 499: si riferisce ad un nuovo esemplare, pubblicato
da I. Jordanov, Mise au jour d'un monnayage hyperpere byzantin de la premiere
moitie du XIIIe s., «Etudes Balcanique», 30, 4 (1989), pp. 107-109, e non all'esem-
plare discusso in precedenza ma poi riconosciuto come appartenente ad Alessio I:
cfr. Hendy, Catalogue, p. 453; cfr. anche C. Morrisson - J.-N. Barrandon {et al),
L'or monnaye, I, Purification et alterations. De Rome a Byzance, Paris 1985, p. 103
n. 92.
16 Le risorse per queste abbondanti emissioni in oro vanno cercate nelle abilita
di Giovanni III come amministratore e nel commercio; una grande carestia nel Sul-
tanato di Rum obbligo i turcomanni ad acquistare a prezzi elevatissimi viveri a Ni-
cea (Metcalf, Coinage in South-Eastern Europe, p. 124). Non se ne trovano in Ita-
lia, ma forse fu Giovanni III di Nicea il "greco" che nel novembre 1229 invio doni
e innumeris aureis nummis a Federico II: Hendy, Catalogue, p. 549.
la monetazione nell'area mediterranea
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lita lievemente migliore delle precedenti, con l'aggiunta di monete di
rame piatte, ma niente oro17.
I Selgiuchidi di Rum battevano monete di rame, argento e oro, ma
e da notare soprattutto il rinnovamento di una monetazione d'argento
intorno al 1180 anche nelle zecche degli Ayyubidi18. Anche in Armenia
Cilicia, dove si coniavano monete di rame prima dell'istituzione del Re-
gno, Levon I inizio a produrre monete di argento di ottima qualita su-
bito dopo la concessione della corona da parte di Enrico VI: l'incoro-
nazione ebbe luogo a Tarso il 6 gennaio 119919.
Tra gli stati crociati in Siria e Palestina, nel Regno di Gerusalemme
e nella Contea di Tripoli si battevano denari di mistura d'argento e di-
nar d'oro che imitavano quelli fatimiti, e solo dal 1251 ebbero tipi cri-
stiani ma sempre in arabo (sono questi i bisanti sarracinati documen-
tati ampiamente anche nelle fonti occidentali fino agli inizi del Trecen-
to)20. Si imitarono anche dirhem d'argento ma in gran parte dopo il
17 Ibid., pp. 543-615, da consultare con le riserve segnalate nelle recensioni; D.M.
Metcalf, Coinage of the Crusades and the Latin East in the Ashmolean Museum
Oxford, 2nd edition revised and enlarged, London 1995. C. Morrisson, The Emperor,
the Saint, and the City: Coinage and Money in Thessalonike from the Thirteenth to the
Fifteenth Century, «Dumbarton Oaks Papers», 57 (2003), pp. 173-203, con altra bi-
bliografia.
18 Cfr. A.M. Stahl, The circulation of European coinage in the Crusader states,
in The meeting of two worlds. Cultural exchange between East and West during the pe-
riod of the Crusades, a cura di V.P. Goss - Ch. Verzar Bornstein, Kalamazoo Mich.
1986, pp. 85-102. Si veda anche il classico A.M. Watson, Back to gold - and silver,
«The Economic History Review», s. n, 20, 1 (1967), pp. 1-34.
19 P.Z. Bedoukian, Coinage of Cilician Armenia, revised edition, Danbury Conn.
1979; Y.T. Nercessian, Armenian Numismatic Studies, Los Angeles 2000 (Armenian
Numismatic Society, Special Publication, 9); sulle monete dette dell'incoronazione la
figura accanto al sovrano non e quella di Cristo, ma della Vergine: D. Kouymjian, The
iconography of the "coronation" trams of King Levon I, «Armenian Numismatic Jour-
nal, IV (1978), pp. 67-73.
20 Per le monete degli stati crociati: Metcalf, Coinage of the Crusades, J. Por-
teous, Crusader Coinage with Greek and Latin Inscriptions (pp. 354-420), e M.L.
Bates - D.M. Metcalf, Crusader Coinage with Arabic Inscriptions (pp. 421-482),
entrambi in A History of the Crusades, Kenneth M. Setton general editor, VI, The Im-
pact of the Crusades on Europe, a cura di H.W. Hazard - N.P. Zacour, Madison WI.
1989. Per i bisanti sarracinati nelle fonti scritte: L. Travaini, Monete, mercanti e ma-
tematica. Le monete medievali nei trattati di aritmetica e nei libri di mercatura, Ro-
ma 2003. II ruolo importante e spesso sottovalutato degli stati crociati e sottolineato
da A.E. Laiou, Byzantine Trade with Christians and Muslims and the Crusades, in
The Crusades from the Perspective of Byzantium and the Muslim World, a cura di A.E.
Laiou e R. Parviz Mottahedeh, Dumbarton Oaks Symposium 1997 (2-4 May), Wa-
shington D.C. 2001, pp. 157-192 (e Appendix, a cura di C. Morrisson, pp. 193-196),
a p. 179.
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lucia travaini
1216 (Acri) o oltre. Non vi sono imitazioni dirette del grosso venezia-
no e le dracme del Santo Sepolcro anonime sono variamente datate tra
la fine del XII secolo e il 1220-40, ma sono molto rare21.
Nel Principato di Antiochia si batterono denari gia da prima della
meta del XII secolo fino al 126022, e se ne produssero anche in altre zec-
che minori baronali.
Nella Grecia franca, la cui formazione fu una diretta conseguenza
della Quarta Crociata, la produzione di monete inizio non prima del
1240, inizialmente con piccole monete di rame, e poi, dopo il 1260, con
una produzione importante di denari tornesi, a Chiarenza, Tebe ed altre
zecche, che non sara qui trattata in dettaglio proprio perche di alcuni de-
cenni posteriore al 120423.
La monetazione nell'Impero latino
Secondo i trattati di marzo e ottobre 1204 e ottobre 1205 l'lmpero
bizantino fu distribuito tra i conquistatori in ottavi: 1/4 (= 2 ottavi) al-
l'imperatore latino, 3/8 ai veneziani e 3/8 ,ai crociati non veneziani24.
21 Monete grosse d'argento con tipi esplicitamente latini furono prodotte negli sta-
ti crociati soltanto dopo il 1250: nella Contea di Tripoli forse su modello del gros tour-
nois (1266).
22 Metcalf, Coinage of the Crusades, pp. 117-139.
23 Ibid., pp. 240-286; J. Baker, Three fourteenth century coin hoards from Apulia
containing gigliati and Greek deniers tournois, «Rivista Italiana di Numismatica e
Scienze Affini», 102 (2001), pp. 219-280; J. Baker - M. Ponting, The Early Period of
Minting o/Deniers Tournois in the Principality ofAchaia (to 1289), and their Relation
to the Issues of the Duchy of Athens, «Numismatic Chronicle», 161 (2001), pp. 207-
254; L. Travaini, Deniers Tournois in South Italy, in The gros tournois, pp. 421-451.
Secondo Robert Leonard i perperi latini sarebbero stati emessi nella Grecia franca, for-
se a Chiarenza, e non a Costantinopoli: cfr. R.D. Leonard, The Effects of the Fourth
Crusade on European Gold Coinage, in Around the Fourth Crusade, Before and after,
Sixth International Conference of the Society for the Study of the Crusades and the La-
tin East (Istanbul, 25-28 August 2004): testo in corso di stampa che ho potuto leggere
grazie alia cortesia dell'autore che ringrazio sinceramente.
24 Sulla formazione dellTmpero latino cfr. A. Carile, Per una storia dell'Impero
latino di Costantinopoli (1204-1261), 2a edizione ampliata, Bologna 1978; R.L.
Wolff, The Latin Empire of Costantinople, 1204-1261, in A History of the Crusades,
II, a cura di R.L. Wolff - H.W. Hazard, Madison WI. 1969, pp. 187-233; S. Runci-
man, Storia delle crociate, 2 voll., Torino 1966 (ed. orig. London 1951), II, pp. 792-
794; M. Meschemi, 7204. L'incompiuta. La Quarta crociata e le conquiste di Costanti-
nopoli, Milano 2004.
Gli imperatori latini furono i seguenti: Baldovino I 1204-5; Enrico I di Fiandra
1205-16; Pietro di Courtenay 1216-17; Iolanda 1217-19; Roberto di Courtenay 1221-
28; Baldovino II 1228-61; (Giovanni di Brienne 1221-37).
la monetazione nell'area mediterranea
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Venezia ricevette la costa adriatica, le Isole ionie, la Morea, il golfo di
Corinto, Salamina, due parti di Eubea, Egina, e Andros; i veneziani
inoltre avevano acquistato Creta da Bonifacio di Monferrato. L'Impero
latino a Tessalonica ebbe vita fino al 1224. II controllo territoriale sta-
bilito dai trattati non resistette a lungo e il controllo politico del territo-
rio deve essere sempre considerato attentamente anche quando si os-
serva la composizione dei ripostigli monetali.
La morte prematura di Enrico di Hainaut nel 1216 chiuse l'apo-
geo dell'Impero latino che da quel momento fino al 1261 si ridusse a
poco piu della stessa Costantinopoli. Gli imperatori di Romania, in
effetti, controllarono uno stato territoriale che consisteva nell'Asia
Minore nord-occidentale e nella Tracia. Al cuore dell'Impero era una
presenza veneziana attiva guidata da un podesta responsabile diretta-
mente verso Venezia: i due poteri erano consci dei loro separati dirit-
ti e identita.
Gli imperatori usavano sigilli su piombo e anche oro25. Le loro mo-
nete sappiamo ormai che erano imitazioni di quelle bizantine26.
Nel 1878 Gustave Schlumberger accusava Venezia della mancanza
di monete a nome degli imperatori latini, ritenendo che i veneziani
avessero avuto un potere immenso nel governo e neiramministrazione
del nuovo stato. Secondo Schlumberger i veneziani avrebbero ottenuto
il privilegio di fornire tutta la moneta del nuovo Impero, che sarebbe
stata prodotta nella zecca di Venezia. Schlumberger giunse a questa
convinzione dopo aver osservato che gli stessi veneziani erano respon-
sabili della gestione delle zecche degli stati crociati a Tiro, Acri e Tri-
poli, che produssero imitazioni di dinar d'oro per i franchi in Palestina
e Siria27. Ma Schlumberger avrebbe dovuto approfondire questo con-
25 G. Schlumberger - F. Chalandon-A. Blanchet, Sigillographie de I'O-
rient Latin, Paris 1943; alcuni sigilli degli imperatori latini sono in G. Zacos - A.
Veglery, Byzantine Lead Seals, 1.1, Basel 1972, pp. 101-104. Per l'epigrafia cfr. C.
Morrisson, L epigraphie des monnaies et des sceaux a I'epoque byzantine, in Pa-
leografia e codicologia greca, Atti del II Colloquio internazionale (Berlin-Wol-
fenbuttel, 17-21 ottobre 1983), a cura di D. Harlfinger - G. Prato, Alessandria
1992, pp. 251-274 (list, in Ead., Monnaie et finances a Byzance: analyses, techni-
ques, Aldershot 1994, II), a p. 265.
26 Oltre a Hendy e Stahl, Coinage, si veda anche la sintesi di C. Morrisson, L'e-
conomia monetaria bizantina all'epoca delle crociate, in Le Crociate. L'Oriente e
VOccidente da Urbano II a San Luigi 1096-1270, Milano 1997, pp. 315-318.
27 Schlumberger, Numismatique, p. 137: dagli atti del Regno di Armenia si evin-
ce che i veneziani dal 1245 gestivano la zecca di Acri e Tiro (qui monetas operantur
in Acconensibuspartibus). In passato furono attribuite all'Impero latino le serie dei/o/-
leis anonimi bizantini che ora sono invece attribuiti alia zecca di Costantinopoli nel X-
XI secolo; Schlumberger (pp. 274-275) a ragione rifiutava quella attribuzione.
534
lucia travaini
fronto: infatti, se anche i crociati in Terra Santa avevano imitato la mo-
neta d'oro che avevano trovato in uso localmente, perche non avrebbe-
ro imitato monete locali anche a Costantinopoli? II ruolo diretto dei ve-
neziani nellTmpero li rendeva, secondo Schlumerger, fin dal 1204 re-
sponsabili della diffusione del grosso d'argento in tutto l'lmpero latino.
Ma questo, come vedremo, non e piu accettabile oggi in base alle co-
noscenze numismatiche28.
Anche Philip Grierson, in un articolo del 1957, se la prendeva con i
veneziani, scrivendo quanto segue: «I1 fatto particolarmente notevole
che gli imperatori latini di Costantinopoli (1204-61) non battessero af-
fatto moneta si puo probabilmente spiegare col desiderio naturale dei
Veneziani di conservare il loro monopolio e la possibility di realizzare
questo loro desiderio data la loro posizione di comando che avevano
nella citta»29.
Tommaso Bertele non si rassegnava invece alia mancanza di mone-
te a nome degli imperatori latini e ancora nel 1973 aveva fiducia nel lo-
ro ritrovamento futuro.
Gli imperatori latini si raffiguravano, e vero, sontuosamente sui si-
gilli, e si intitolavano profusamente negli atti della cancelleria, ma non
lasciavano traccia sulle monete30. La differenza tra sigilli e moneta e del
resto importante: la moneta deve tener conto di tanti fattori, e della for-
za della tradizione.
Michael Hendy nel 1969 ha risolto questa annosa questione ed ha
dimostrato chiaramente, sulla base delle fonti disponibili e della docu-
mentazione numismatica, la situazione monetaria dell'Impero latino;
Hendy ha poi continuato a lavorare su questi materiali, pubblicando nel
1999 il IV volume dei Dumbarton Oaks Catalogues31.
Si tratta di una monetazione complessa, difficile e brutta. Se ne so-
no occupati diffusamente anche Michael Metcalf32, Ioannis Touratso-
glou33 ed altri, a volte con contrasti notevoli per le attribuzioni. Tutti so-
28 Schlumberger, pur conoscendo la pratica di mercatura di Pegolotti, non com-
mento la menzione dei perperi latini nella lista di monete.
29 P. Grierson, La moneta veneziana nell' economia mediterranea del Trecento e
Quattrocento, in La civiltd veneziana del Quattrocento, Firenze 1957, pp. 75-97 (rist. in
Id., Later Medieval Numismatics, llth-16th centuries, London 1979, XII), p. 81. In un
aggiornamento nel 1975 Grierson scriveva poi che in effetti agli imperatori latini era ora
attribuita una monetazione, unicamente di rame e di mistura, per la quale del resto non
risultava chiara l'autorita emittente responsabile della produzione.
30 Per i sigilli, supra n. 25.
31 M. Hendy, Coinage and Money in the Byzantine Empire 1081-1261, Washing-
ton 1969; Id., Catalogue.
32 Metcalf, Coinage of the Crusades, pp. 227-239.
33 Supra n. 3, con bibliografia ulteriore.
la monetazione nell'area mediterranea
535
no comunque d'accordo su un fatto: si tratta di monete che imitavano ti-
pi bizantini34.
Nella storia della monetazione nell'Impero latino si riconoscono og-
gi due fasi principals
1) Le monete dei primi venti anni circa sono monete concave di ra-
me, molto peggiori quindi di quelle che avevano letteralmente invaso
l'lmpero bizantino nel XII secolo. Queste orribili monete, del tipo det-
to aspron trachy, dominarono la circolazione monetale di un'area mol-
to vasta dalla Grecia centrale fino a Dubrovnik e flno alle coste del Mar
Nero e all'Asia Minore occidentale. In tutta la Romania si aggiunsero
poi quantita inferiori di simili monete emesse dagli imperatori di Nicea;
si discute poi sulle attribuzioni di alcuni tipi come bulgari o di Tessa-
lonica.
Pressoche interamente di rame, erano dette dai latini stamini35: co-
me tali, i precedenti trachea bizantini erano stati menzionati negli ac-
cordi previsti tra Federico Barbarossa e Isacco II nel 1190 nell'attraver-
sare i Balcani verso Levante36, e risultano documentate in alcuni conti
pisani datati 119937. Sono infine, molto tempo dopo, ricordate da Pego-
lotti come moneta ch'e tutta di rame, nel capitolo relativo agli usi in Co-
stantinopoli38.
Questa monetazione immediatamente seguita alia conquista del
1204 risulta documentata da Niceta Coniata, in un testo noto come De
Signis, in tre passi, in cui si racconta come i latini distrussero antiche
statue di grande valore artistico per fame monete di poco valore39.1 ri-
34 Sintesi in Stahl, Coinage.
35 Odo di Deuil, storico della Seconda Crociata, le chiama staminas [...] cuprea
moneta: Hendy, Coinage, pp. 21-22,28; P. Grierson, Catalogue of the Byzantine Coins
in the Dumbarton Oaks Collection and in the Whittemore Collection, V, Parts 1 and 2,
Michael VIII to Constantine XI (1258-1453), Washington D.C. 1999, p. 28.
36 Questa volta i crociati si accordarono prima con chiarezza, per evitare le frodi
palesi della prima e seconda crociata: cfr. Laiou, Byzantine Trade, p. 167.
37 Hendy, Coinage, p. 22.
38 «e spendesi un'altra moneta ch'e tutta di rame che si chiamano stamini, e il tor-
nese picciolo si conta per quattro stamini, ma a questi stamini non si fa nullo pagamen-
to se none in passaggio di Gostantinopoli per lo paese, e per erbe e cose minute»: Bal-
ducci Pegolotti, La Pratica, p. 40; Grierson, Catalogue, p. 28.
39 II tema e stato trattato da Anna Pontani in una relazione dal titolo // valore su-
premo del metallo: le statue e le monete in Pallada e Niceta Coniata, presentata al
colloquio Valori e disvalori simbolici delle monete nel medioevo (Milano, Universita
degli Studi, 2 febbraio 2005), a cura di L. Travaini e G.G. Merlo. Sul tema si ve-
dano anche Stahl, Coinage, p. 199, e A. Cutler, The De Signis ofNicetas Chonia-
tes. A Reappraisal, «American Journal of Archaeology», 72 (1968), pp. 113-118. Cfr.
anche Hendy, Coinage, p. 206; Id., Catalogue, p. 661. Per le monete cfr. Id., Coina-
ge, tav. 27 nr. 8-9; T. Bertele, Numismatique Byzantine, Edition francaise mise a
536
lucia travaini
postigli monetali dei primi vent'anni dell'Impero latino documentano la
presenza di queste vili monete, senza altre presenze40. La classificazio-
ne di queste monete in diversi gruppi e classi e molto discussa, con at-
tribuzione ad una o piu officine in Costantinopoli, ed anche a Tessalo-
nica: si tratta comunque di esemplari spesso di pessima qualita. Sulle
zecche di produzione non vi e accordo. Per quanto riguarda Costanti-
nopoli, secondo Metcalf i veneziani potrebbero aver attivato una zecca
nelle loro dipendenze, separata dalla zecca gestita dagli imperatori lati-
ni41; secondo Hendy42 una seconda zecca in Costantinopoli sarebbe sta-
ta ubicata presso il «cambio» documentato da Robert de Clari nel 1203-
4, ma tale ipotesi non e stata accolta da Morrisson: la zecca bizantina
era ubicata nel Palazzo imperiale almeno fino al 120443; e vero
comunque che per allestire una zecca temporanea medievale bastava at-
trezzare una casa qualsiasi, preferibilmente con un cortile interno44.
2) La documentazione numismatica e scritta si accorda ormai con
certezza sull'esistenza di imitazioni di monete d'oro di Giovanni III Va-
tatzes di Nicea (1222-54), attribuibili aU'Impero latino nella seconda fa-
se della vita dell'Impero: perperi latini45.
Queste monete d'oro sono ricordate nelle fonti scritte, anche se piu
tarde. Pegolotti nella sua lista di monete elenca i
perperi latini d'oro a carati 16112; e conosconsi che le due figure che so-
no dall'uno lato I'una tiene uno pestello in mano pendente a basso tr'ambe-
jour et augmentee de planches par C. Morrisson, Wetteren 1978, p. 25 n. 2, e tav. VI
nr. 90.
40 Metcalf, Coinage of the Crusades, pp. 230-235; Stahl, Coinage, secondo cui
pero queste vili monete difficilmente sarebbero state le uniche usate per i grossi paga-
menti documentati in termini di perperos auri pensantes; I. Touratsoglou - J. Baker,
Byzantium of the Venetians, Greece of the "grossi", in Bisanzio, Venezia e il mondo
franco-greco (XIII-XV secolo), Atti del Colloquio Internazionale organizzato nel cente-
nario della nascita di Raymond-Joseph Loenertz o.p. (Venezia, 1-2 dicembre 2000), a
cura di C.A. Maltezou e P. Schremer, Venezia 2002, pp. 203-233.
41 Metcalf, Coinage of the Crusades, pp. 234-235.
42 Hendy, Catalogue, pp. 108-109.
43 C. Morrisson, Moneta, kharage, zecca: les ateliers byzantins et le palais impe-
rial, in / luoghi della moneta. Le sedi delle zecche dall'antichita all'eta moderna, Atti del
Convegno internazionale (Milano, 22-23 ottobre 1999), Milano 2001, pp. 49-58, a p. 54.
44 L. Travaini, Sedi di zecca nell'Italia medievale, ivi, pp. 69-85.
45 Gli iperperi di Giovanni III Vatatzes sono definiti nelle liste di monete dei trat-
tati italiani come perperi boctazati (lista Columbia, c. 1280, lista Pegolotti c. 1290, e li-
sta Marciana 1305: cfr. Ead., Monete, mercanti, p. 289; Hendy, Catalogue, pp. 467,
475. II termine perpero, usato nelle fonti italiane, ha dato origine a "sperpero, sperpera-
re": cfr. L. Serianni, Sperperare, «Lingua nostra», 34 (1973), pp. 103-104. Sono mol-
to grata a Daria Perocco per questa segnalazione.
la monetazione nell'area mediterranea
537
due le figure, e I'una figura ch'e dall'altro lato si a dal lato manco sopra alia
camera dove siede 4 punti cosifatti: [disegno], e tale [disegno] e tale [dise-
gno], ed e questi alquanti piggiore ragione che gli altri.
[= i perperi latini d'oro sono a carati 16 1/2 e li si riconosce perche una
delle due figure su un lato tiene nella mano un pestello [akakia]46 che pende
verso il basso tra di esse, e sull'altro lato la figura ha a sinistra sul trono su cui
siede quattro punti disposti cosi, o cosi, o cosi, e questo e di molto peggiore ra-
gione degli altri]47.
II titolo aureo e il tipo corrispondono a quelli di alcuni iperperi di
Giovanni III Vatatzes, con l'imperatore coronato dalla Vergine e Cristo
in trono: evidentemente i latini imitavano le monete di Nicea nonostan-
te il trattato del 1219 tra il podesta veneziano a Costantinopoli e l'im-
peratore Teodoro I Lascaris di Nicea, che conteneva la clausola secon-
do cui nessuno poteva copiare monete dell'altro («Conventum est inter
hoc, quod nec Imperium meum, neque tuus despotatus habeat licentiam
formare yperpyros, vel manuelatos, aut stamena equalis forme alterius
partis»)48.
Le fonti scritte ed i materiali hanno ora permesso una buona cono-
scenza degli iperperi di questo periodo, ed un notevole contributo ag-
giuntivo e stato offerto dagli esemplari di un grande tesoro ritrovato vi-
cino Tulcea sul Mar Nero. Gli iperperi del tipo di Giovanni III Vatatzes
possono essere suddivisi in due gruppi principali in base alle varianti de-
corative del nimbo di Cristo, piuttosto che del trono: un gruppo, di fat-
tura piu accurata, con nimbo perlinato e attribuibile alia principale zec-
ca dell'Impero di Nicea, portata a Magnesia gia durante il regno di Teo-
doro I (c. 1210-1212); un secondo gruppo, con nimbo lineare, di fattu-
ra piu rozza e irregolare, e da identificare con i perperi latini. La produ-
zione "latina" sarebbe iniziata intorno al 1230-40, e sarebbe stata incre-
mentata dopo la morte di Giovanni HI, per compensare le ridotte emis-
46 Del tutto incompreso da Pegolotti questo attributo imperiale: si tratta del-
Y akakia, o anexikakia; deriva dall'antica mappa consolare, fazzoletto di seta contenen-
te terra, segno di mortalita, richiamo contro l'orgoglio: The Oxford Dictionary of By-
zantium, a cura di A.P. Kazdhan, 3 voll., I, New York-Oxford 1991, s.v.; Hendy, Ca-
talogue, p. 169.
47 Per il passo di Pegolotti: Id., Coinage, pp. 250-254, e tav. 32 nr. 2. Oberlan-
der-Tarnoveanu, Les hyperperes, n. 3; Travaini, Monete, mercanti, pp. 124-126;
Balducci Pegolotti, La Pratica, pp. 287-292. Per il trattato e l'interpretazione:
Hendy, Coinage, pp. 206-207; Id., Catalogue, pp. 53, 129, 662, 671; Stahl, Coinage,
p. 203; Schlumberger, Numismatique, p. 276, pensava che fosse Teodoro Lascaris a
imitare il grosso di Venezia «si en vogue dans tout l'Orient».
48 Questo passo e stato commentato da Hendy, Coinage, pp. 253-254; Id., Cata-
logue, pp. 475-477, 662; da Bertele, Moneta veneziana,App. 1, pp. 71-88, e spec. pp.
83 e 87-88; da Id., Numismatique Byzantine, p. 90.
538
lucia travaini
sioni di Magnesia. La forte presenza di tali perperi latini nei tesori del
Mar Nero della seconda meta del Duecento o inizi Trecento indica che
queste monete rispondevano ai bisogni del grande commercio interna-
zionale, oltre che alle necessita militari come il pagamento dei merce-
nari per le guerre contro i Bulgari e i Niceni. Non dobbiamo quindi ri-
tenere necessariamente esaurito il ruolo dei perperi latini dopo il 1261
e secondo Oberlander-Tarnoveanu anche i genovesi nel Mar Nero ne
avrebbero prodotti; tale possibility a mio parere si accorda con il quadro
sempre piu diversificato delle attivita delle zecche italiane medievali, e
delle politiche monetarie degli stati che le controllavano, risultante dal-
le ricerche piu recenti: un quadro in cui anche le piu importanti zecche
- Pisa, Lucca, Milano, forse Venezia - prevedevano produzioni paralle-
le di monete imitative per usi esterni accanto a quelle ufficiali49.
Tornando ora ai quesiti relativi aH'immagine degli imperatori latini,
possiamo chiederci perche Bertele rifiutasse quanto proposto da Hendy
nel 1969: Bertele riteneva che i perperi latini dovessero portare i nomi
degli imperatori latini, e non quelli dei predecessori bizantini. Ma quale
politica dell'immagine potevano avere gli imperatori latini sulla moneta?
II potere di questi imperatori era troppo diviso, di impronta feudale, sen-
za sufficiente autorita e non in grado di forti affermazioni sulle monete50.
Gli stessi veneziani, pragmatici mercanti, utilizzarono le monete bi-
zantine a lungo nei loro territori coloniali e forse anche le imitarono. E
vero quello che ricordava gia Schlumberger: gli stessi crociati ad Acri
imitarono le monete d'oro locali, dinar fatimidi, lasciandovi immutati
anche i versetti del Corano e l'anno dell'Egira, che furono aboliti solo
nel 1251 e solo in seguito a scomunica papale51. Anche i normanni Ro-
berto il Guiscardo e Ruggero quando presero nel 1071 Palermo conti-
nuarono a far battere quarti di dinar in arabo, con versetti del Corano ed
anno dell'Egira, introducendo soltanto il loro nome traslitterato in ara-
bo52. Monete d'oro a fiducia internazionale difficilmente venivano cam-
49 Oberlander-Tarnoveanu, Les hyperperes, pp. 499-561. Per la classificazione
degli iperperi di Nicea e latini cfr. anche Morrisson - Barrandon {et ai), Lor mon-
naye, p. 163, e C. Morrisson - J.-N. Barrandon - S. Bendall, Proton activation and
XRay Fluorescence Analysis: an application to the study of the alloy ofNicaean and
Palaeologan Hyperpyra, in Metallurgy in Numismatics, IL, a cura di W.A. Oddy - M.
Archibald, London 1988, pp. 23-39 (rist. in C. Morrisson, Monnaie et finances a By-
zance: analyses, techniques, Aldershot 1994, XI). Per le zecche italiane e loro produ-
zioni imitative cfr. Travaini, Monete, mercanti, pp. 21-34, e Ead., Le zecche italiane,
in Guida per la storia delle zecche.
50 Carile, Per una storia; Wolff, The Latin Empire.
51 Metcalf, Coinage of the Crusades, pp. 43-51.
52 Travaini, La monetazione, p. 33; Grierson - Travaini, Medieval European
Coinage, pp. 436-444.
la monetazione nell'area mediterranea
539
biate in seguito ad un mutamento di governo, e questo valeva anche per
tutto un sistema monetario fortemente radicato in un territorio vastissi-
mo come quello bizantino dopo la riforma di Alessio I. E tanto meno un
grosso cambiamento puo essere collegato ad un nuovo governo incerto
e diviso come quello latino a Costantinopoli. Un passaggio di poteri per
quanto drastico raramente coincideva con sistematici e rapidi cambi del-
la moneta. La tradizione vinceva in campo monetario, e le riforme ave-
vano bisogno di forte controllo del territorio, anche perche ogni riforma
era percepita come possibile frode a vantaggio della corona.
Si deve inoltre ricordare che non tutti i sovrani hanno voluto o sa-
puto utilizzare la moneta per rappresentarsi. Riccardo Cuor di Leone e
Giovanni senza Terra, per esempio, batterono in Inghilterra sterlini d'ar-
gento ancora a nome del loro padre Enrico, senza mai pensare di intro-
durre il proprio nome: tutto questo e stato gia messo in evidenza da
Hendy nel 1969 ed e stato ribadito da Alan Stahl53. Per contrasto pos-
siamo ricordare le vicende del Regno di Armenia, dove si puo osserva-
re una stretta coincidenza tra la nascita del Regno e la monetazione rap-
presentativa di Levon 1(1199-1219), il quale si fece raffigurare in trono
coronato su monete d'argento dette doppie dracme/tram (c. g 5,25) e
tram (c. g 2,90). II re di Armenia aveva ambizioni precise e buon con-
trollo di un territorio non troppo esteso su cui era anche piu facile inter-
venire con la nuova moneta54. Ben diverso era pensare di intervenire a
Costantinopoli sulla monetazione bizantina, che aveva una tradizione ed
una diffusione ancora enormi.
Oltre che da Pegolotti i perperi latini si trovano elencati anche in
una lista di monete datata 1305 contenuta in un trattato di aritmetica del
1360 circa della Biblioteca Marciana («perperi d'oro latini XVII cara-
ti»)55, e nella lista di monete contenuta nel libro di conti di Lippo di Fe-
de del Sega, databile al 1314:
Perperi latini d'oro sono a k. XVI1/2 e chonoschosi in questo modo ch'd-
no due fighure I'una tiene uno pestello in mano pendente tr'anbedue abasso
Vatra figura da lato ilato a sopra la chericha d'uno56.
I dati sul contenuto metallico forniti da questi testi variano da 16 ca-
rati e mezzo a 17, e sembrano attendibili: i saggi venivano effettuati con
53 Hendy, Coinage, p. 208; Stahl, Coinage, p. 206.
54 Levon I inoltre batte anche denari di tipo occidentale e legende latine previste
per l'occupazione di Antiochia, che non gli riusci: Metcalf, Coinage of the Crusades,
pp.135-136.
55 Travaini, Monete, mercanti, p. 113.
56 Ibid., p. 148. Anche un altro testo parla di perperi, di Nicea e forse anche lati-
ni, nel 1250: Stahl, Coinage, p. 200.
540
lucia travaini
la pietra di paragone o per cupellazione. Anche per i tari siciliani, che
dal 1071 al 1278 ebbero un titolo stabile di 16 carati e un terzo, le stes-
se fonti danno valori variabili: 16 carati, 16 e mezzo, 16 e 2/357.
II titolo aureo tra 16 e 17 carati sembra seguire uno standard "medi-
terraneo", e non e un caso se, a quanto dice Pegolotti, quindi agli inizi
del Trecento, «perperi si vendono e pesano in Firenze al peso del Re-
gno», vale a dire in once e tari di conto: forse questo uso risaliva ad un
periodo anteriore aH'introduzione del fiorino d'oro nel 1252, quando le
monete d'oro siciliane erano usate a nord del Regno58.
I nuovi dati provenienti dal Mar Nero sembrano indicare una lunga
e vasta produzione dei perperi latini perfino dopo il 1261, tale da giu-
stificare la loro presenza nelle liste di monete redatte agli inizi del Tre-
cento.
Un'attivita di zecca a Costantinopoli e documentata anche nel 1260:
ad una ambasciata latina venuta a chiedere la pace, Michele VIII avreb-
be richiesto «la meta del kommerkion e del chrysepseteion», termine
questo che pud indicare soltanto il signoraggio sulla zecca59.
Le monete in uso a Costantinopoli capitate dell'Impero latino
Nonostante il saccheggio dei crociati, le rapine e l'abbandono di
parte della popolazione, la citta di Costantinopoli restava importante
piazza commerciale. Mercanti veneziani, e non solo, risiedevano nella
citta e facevano buoni affari; vi dovette essere piu di una sede del cam-
bio, oltre a quella - cange - documentata da Robert de Clari nel 1203-
4 presso il Foro di Costantino60. Nel 1241 il veneziano Giorgio Signo-
57 Per le analisi non distruttive cfr. supra n. 49. Per i tari siciliani: Travaini, Mo-
nete, mercanti, p. 305; Ead., La monetazione; Ead., The fineness of Sicilian taris and
of those ofAmalfi and Salerno (11th to 13th centuries), in Metallurgy in Numismatics,
IV, a cura di W.A. Oddy - M.R. Cowell, London 1998, pp. 504-517.
58 Di uno standard mediterraneo ha parlato Cecile Morrisson, Gold standards in
the Mediterranean (llth-13th centuries): a case of Byzantine influence?, relazione pre-
sentata al Fourth Cambridge Numismatic Symposium dedicato a The Transmission of
Ideas between Mints in Medieval Europe (Cambridge, 14-15 November 2000), non
pubblicato; Travaini, Monete, mercanti, p. 54; Balducci Pegolotti, La Pratica, p.
198.
59 Morrisson, Moneta, p. 52; Morrisson - Barrandon (et al.), Lor monnaye, p.
180 n. 61.
60 Valutazioni economiche delle conseguenze della Quarta Crociata sono state ri-
levate in alcuni interventi al congresso internazionale The Fourth Crusade and its Con-
sequences (Athens, Greece, 9-12 marzo 2004), in corso di stampa, ed in particolare: C.
Morrisson, L'ouverture des marches apres 1204: un aspect positifde la TVe croisade?
la monetazione nell'area mediterranea
541
lo pagava la somma di 12 iperperi annuali per una terra ottenendo an-
che il diritto di esercitarvi il cambio di moneta, che tuttavia doveva es-
sere autorizzato dal comune di Venezia: egli prometteva di pagare la
stessa somma annuale anche nel caso di mancata concessione, vale a di-
re se «dominus podestas Constantinopolis aut Comune Venecie non
permitteret me tabulas de incambio ut dictum est tenere», con un note-
vole rischio giustificabile solo con i profitti della attivita61.
Che cosa si cambiava a Costantinopoli? Le monete documentate
nei ripostigli dei primi vent'anni dell'Impero latino sono trachea di ra-
me. Non si trovano monete veneziane fino alia meta del Duecento, con
poche eccezioni. Sterlini inglesi erano moneta forte di grande diffusio-
ne. Anche a Creta gli sterlini inglesi furono a lungo piu usati della mo-
neta veneziana. Sterlini del resto troviamo anche a Venezia nel 120262,
e molti ne affluivano in Italia anche per le vie di pellegrinaggio63.
Un uso locale importante deve essere ricordato, quello delle bi-
lance per le monete d'oro: il peso degli iperperi era divenuto irrego-
lare proprio a partire dalle emissioni di Nicea che evidentemente si
spendevano a peso con uso di bilance, come descritto da Pegolotti in
dettaglio per un periodo piu recente64.1 pagamenti venivano registra-
e D. Jacoby, The economy of the Latin Constantinople, 1204-1261. Anche N. Oiko-
nomides, The Economic Region of Constantinople: From Directed Economy to Free
Economy and the Role of the Italians, in Europa medievale e mondo bizantino, contat-
ti effettivi e possibilitd di studi comparati, a cura di G. Arnaldi e G. Cavallo, Roma
1997, pp. 221-238. Sul cambio a Costantinopoli: Morrisson, Moneta, p. 53; Hendy,
Catalogue, p. 23. Per valutazioni quantitative del saccheggio di Costantinopoli nel
1204: C.G. Ferrard, The amount of Constantinopolitan booty in 1204, «Studi Vene-
ziani», 13 (1971), pp. 95-104; Hendy, Catalogue, pp. 425-426.
61 D. Jacoby, Venetian settlers in Latin Constantinople (1204-1261), rich or
poor?, in Ricchi e poveri nella societd dell'Oriente grecolatino, a cura di Ch.A. Mal-
tezou, Venezia 1998, pp. 181-204, p. 196.
62 I crociati effettuarono un pagamento di 118 marche d'argento in sterlini nel
1204, ma ancora Zibaldone da Canal nel 1311 circa scriveva che da Venezia si portava
in Armenia argento di sterlini in lingotti bollati della zecca di Venezia: Zibaldone da
Canal, Manoscritto mercantile del sec. XTV, a cura di Alfredo Stussi, Venezia 1967;
P. Spufford, Money and its Use in Medieval Europe, Cambridge 1988, p. 152.
63 Si veda il ripostiglio da Pontremoli datato al 1200: L. Travaini - M. Allen, A
Short Cross Hoard from near Pontremoli, 1822, «Numismatic Chonicle», 162 (2002),
pp. 397-401.
64 «In Gostantinopoli e in Pera si spendono di piue maniere monete, che prima-
mente in tutti i pagamenti di mercatantia si spendono e si danno in pagamento a peso
di bilance una moneta d'oro che s'appellano perperi, i quali sono di lega di carati 11
d'oro fine per oncia [...] Ogni perpero si conta in pagamento 24 carati, sicche il perpe-
ro ene 24 carati e 24 carati sono uno perpero, e similmente il perpero si conta per uno
saggio peso e uno saggio si conta uno perpero peso, sicche chi dee avere 100 perperi si
mette 100 saggi pesi dall'una bilancia e dall'altra bilancia si mette tanti pezzi di perpe-
542
lucia travaini
ti in «carati aurei al peso di Costantinopoli», o, come ha ricordatc
Sandra Origone in queste giornate celebrative, «iperperi al peso di
Negroponte»: dalla riforma di Alessio I del 1092 l'iperpero era divi-
so teoricamente in 24 carati (keratia-peso), e da quel momento la con-
tabilita sia in greco che in latino era espressa in termini di iperperi e
carati65.
Tra le altre monete oltre a trachea, iperperi e sterlini inglesi, trovia-
mo documentati anche deniers tournois ed altri denari feudali francesi.
ma si trovano anche numerosi pagamenti espressi in marche d'argento.
lasciando supporre un uso diffuso di argento in lingotti, che potevanc
essere sempre facilmente venduti ai cambiavalute o alle zecche, cosi
come le principali valute internazionali, in cambio di moneta del po-
sto66.
ri d'oro che fanno il detto peso di 100 saggi [...] sicche il pagamento di perperi si fa i
peso e non a novero di conto»: Balducci Pegolotti, La Pratica, p. 40; Hendy, Cata
logue, p. 124.
65 Ibid., p. 58; Id., Coinage, p. 26; Jacoby, Venetian settlers, pp. 187,195.
Questo accresciuto uso di bilance per pesare le monete fa risaltare rimportanza de:
pesi e misure ufficiali, e dell'interesse per il guadagno che poteva venire dal loro con-
trollo: nel 1240 il veneziano Pasquale Bollani pago 72 iperperi per l'affitto delle bilan-
ce, pesi e misure del patriarcato veneziano a Costantinopoli: ibid., p. 196. Anche i tar
del Regno di Sicilia si spendevano a peso, con pagamenti indicati in once e tari-pesc
teorici, e cosi anche i bisanti sarracenati; sia tari che bisanti crociati, inoltre, circola-
vano con spezzati di pesi variabili, e cosi ne descrive l'uso Pegolotti: «Bisanti... non so-
no iguali di peso, e quale pesa poco e quale assai, donde pero si se ne fae pagamento £
peso di bilance, cioe che se dee avere bisanti 100 di pregio, si mette 100 pesi di bisan-
ti dall'una bilancia e dall'altra bilancia mette tanti pezzi d'oro di bisanti coniati del co-
nio del soldano che sono iguali a' detti 100 pesi di bisanti, e cosi e per ragione del pit
e del meno che fusse il pagamento che s'avesse a pagare all'uno mercatante all'altro c
a ricevere. Diremi d'argento, che sono di lega d'once 8 d'argento fine per libbra, per-
che non sono iguali di peso l'uno all'altro siccome dice di sopra della moneta dell'ore
si si danno a peso di diremi per bilancia [...]» (Balducci Pegolotti, La Pratica, pp
71-72; Travaini, Monete, mercanti, p. 56. Sull'uso di bilance per i tari di Sicilia, Ead.
La monetazione,pp. 137-141.
66 Per l'uso di lingotti si veda anche Stahl, Coinage, p. 201; Laiou, Byzantine
Trade.
Questa circolazione monetaria mista puo essere confrontata con quella documen-
tata in Adriatico nel 1177 in un episodio di pirateria. Alcuni pirati provenienti dalla Dal-
mazia avevano attaccato una nave partita dalle coste del Regno di Sicilia e diretta ver-
so territori papali, e avevano derubato il legato papale Raymundus de Capella (docu-
mento citato da Metcalf, Coinage in South-Eastern Europe, p. 180, e edito in Monu-
menta Ungariae Historica, ser. Diplomataria, XI: Codex Diplomaticus Arpadianw
Continuatus, a cura di G. Wenzel, VI (890-1235), Budapest 1867, nr. 77-78; cfr. anche
L. Travaini, The Normans between Byzantium and the Islamic World, «Dumbartor
Oaks Papers», 55 [2001], pp. 179-196). La lista dei beni rubati includeva anche mone-
te specificate; monete d'oro: tarrenorum regis Siciliae, tari di Sicilia; marboti, mara-
la monetazione nell'area mediterranea
543
Queste monete non rappresentano necessariamente il circolante
quotidiano, ma forniscono un'idea della varieta delle specie monetarie
usate e trasportate, anche per commerci e pagamenti di tasse; monete
che sarebbero state accettate ovunque, se non al valore nominale, al-
meno al valore di metallo, scambiate contro monete locali, con la me-
diazione dei cambiavalute, e tutte monete presenti anche a Costantino-
poli al tempo della Quarta Crociata67.
La moneta a Venezia al tempo del doge Enrico Dandolo (1192-1205)
E molto interessante che il grosso d'argento veneziano, la prima
moneta grossa argentea d'Occidente, sia stato da molti attribuito fino a
bottini; masmutini, massamutini; monete d'argento (per un valore di 4 marchi d'argen-
to, forse al marco di Colonia, in uso anche a Venezia, pari a 238,5 g): sterlingos, pen-
nies inglesi (la maggior parte degli sterlini ritrovati in area mediterranea appartengono
al tipo detto short-cross, introdotto nel 1180, quindi nel 1177 si trattava del tipo detto
cross-and-crosslets, dello stesso Enrico II: cfr. M.'Allen, Hoards and the circulation
of the Short Cross coinage, in J.P. Mass, The J.P. Mass Collection of English Short
Cross Coins, 1180-1247, Oxford 2001, pp. 112-130; Stahl, Coinage, p. 205); megu-
lienses, denari e oboli di Melgueil; provinos, denari di Champagne (L. Travaini, Pro-
visini di Champagne nel Regno di Sicilia: problemi di datazione, «Revue Numismati-
que», 154 [1999], pp. 211-229); puglios, vale a dire apulienses d'argento di re Gu-
glielmo II; igeunos, di identificazione incerta, forse anche questi denari feudali france-
si, forse di Gien, nel Berry, oppure di Dijon. La maggior parte delle monete argentee
citate in questo documento del 1177 erano circolanti in Italia meridionale, specialmen-
te i denari di Champagne e di Melgueil, e mostrano lo scarso controllo della corona si-
ciliana sulla circolazione argentea, mentre i tari d'oro mantenevano una forte presenza,
non solo nel Regno, ma anche sulle rotte mediterranee, documentati ampiamente nelle
carte della Geniza del Cairo. Monete di rame di tutti i sovrani normanni di Sicilia sono
state rinvenute negli scavi di Corinto ed Atene, e monete bizantine di rame del XII e de-
gli inizi del XIII secolo sono state ritrovate nella Puglia meridionale, specialmente ad
Otranto: Ead., La monetazione; Grierson - Travaini, Medieval European Coinage.
Le principali differenze tra le monete presenti in questo documento del 1177 e la
situazione intorno al 1204 sta nella sostituzione dei pezzi normanni (puglios) con i ben
piu numerosi e diffusi denari svevi di Brindisi e Messina; invariata, ed anzi cresciuta,
la fortuna degli sterlini in Adriatico e in Egeo, e cosi l'uso del metallo non monetato.
Una nave veneziana presa da pirati genovesi circa 100 anni piu tardi, nel 1275, tra-
sportava 137 fiorini d'oro, 25 augustali, 7 1/2 once di tan, 26 doble d'oro, e oro non
monetato per un valore sette volte maggiore a quello delle monete: A.M. Stahl, Ge-
nova e Venezia, la moneta dal XII al XIV secolo, in Genova, Venezia, il Levante nei se-
coli XH-XIV, Atti del Convegno internazionale di studi a cura di G. Ortalli - D. Pun-
cuh (Genova-Venezia, 10-14 marzo 2000), «Atti della Societa Ligure di Storia Patria»,
n.s., 41/1 (Venezia 2001) pp. 318-334.
67 Per il rapporto tra monete locali e monete straniere si veda la bibliografia cita-
ta a n. 2.
544
lucia travaini
tempi recentissimi proprio al momento dei preparativi della Quarta
Crociata68. II primo grosso di Venezia pesava g 2,178 con titolo di ar-
gento originario purissimo: 985 millesimi, documentato in un capitola-
re di zecca del 1278; ha una iconografia ispirata a tipi bizantini, ma co-
munque originale.
II cronista Martino da Canal, che scriveva nel 1275 circa, fu il pri-
mo a parlare dell'introduzione del grosso: nel descrivere la costruzione
delle navi per la partecipazione alia Quarta Crociata nel 1201, da Canal
scrive che Enrico Dandolo immediatamente fece battere monete d'ar-
gento per pagare il salario ai maestri, dato che le piccole monete in uso
non erano adeguate; a questo punto il cronista aggiunge che fu al tem-
po del Dandolo che Venezia comincio a produrre le nobili monete ar-
gentee che circolavano in tutto il mondo per la loro bonta69. In realta da
Canal non diceva che le monete d'argento fatte fare per pagare i mae-
stri dell'arsenale fossero in assoluto le prime battute di quel tipo, ma la
storia fu cosi interpretata fino a tempi recenti, vedendovi il rapporto
stretto tra preparativi bellici e moneta70.
68 Cosi ancora P. Grierson, Coins of medieval Europe, London 1991, p. 106, e
Id., The origins of the grosso and of gold coinage in Italy, «Numismaticky Sbornik»,
12(Praga, 1971-1972), pp. 33-44 (rist. inlD., Later medieval Numismatics, X), quimu-
tando la datazione al 1201 invece che 1202. La datazione al 1202 era stata ancora pre-
ferita da Saccocci, La monetazione, p. 298, ma dopo alcune perplessita iniziali la da-
tazione dal 1194 e stata accolta anche da Id., Le monete nel Liber Abaci di Fibonacci,
in Culture monetaire, aspects mathematiques, technologiques et marchands (XIIIe-XVIe
siecles), Colloque (Orleans, 2-3 septembre et Paris, 4 septembre 2004): Leonardo Fi-
bonacci nel suo Liber Abaci, scritto a Bugia nel 1202, ricorda gia il grosso di Venezia,
senza nominarlo direttamente, mentre la prima menzione documentaria e del 1211.
69 Martin da Canal, Les estoires de Venise. Cronaca veneziana in lingua fran-
cese dalle origini al 1275, a cura di A. Limentani, Firenze 1972, p. 26 c. 37: «Mesire
Henric Dandle [...] fist erraument faire mehailles d'argent por doner as maistres la so-
dee et ce que il deservoient, que les petites que il avoient ne lor venoient enci a eise; et
dou tens de monseignor Henric Dandle en sa fu comencie en Venise a faire les nobles
mehailles d'argent que l'un apele ducat, qui cort parmi le monde por sa bonte». Passo
citato e commentato da Stahl, The coinage of Venice; Id., The Grosso; F.C. Lane -
R.C. Mueller, Money and Banking in Medieval and Renaissance Venice, I, Coins and
Moneys of Account, Baltimore 1985, pp. 114-115, 501. Cfr. anche T.F. Madden, Enri-
co Dandolo and the Rise of Venice, Baltimore-London 2003, pp. 109-111, il quale de-
dica una breve trattazione alia riforma monetaria di Enrico Dandolo, esaminata nel piu
ampio quadro della sua attivita di governo (ante 1204); ricorda le due diverse datazio-
ni proposte per la nuova moneta e osserva che la necessita di una moneta forte (d'ar-
gento) derivava proprio dall'indebolimento della moneta bizantina e di quella del Re-
gno di Gerusalemme (anche lui con una impostazione "orientale").
70 11 rapporto tra guerra e moneta deve essere meglio indagato sul lungo periodo;
per necessita di guerra si poteva battere una moneta che potesse essere spesa dall'eser-
cito in terra straniera senza esitazioni locali neH'accettarla: cosi per esempio re Alfon-
la monetazione nell'area mediterranea
545
Secondo due cronache trecentesche, invece, i primi grossi furono
battuti nel 1194: Andrea Dandolo colloca l'evento nel secondo anno di
Enrico Dandolo, quindi 1193-4, specificando che il doge decreto allora
che le monete d'argento di 26 piccoli, comunemente dette grossi vene-
ziani o matapan, fossero emesse con rimmagine di Cristo su un lato e
di San Marco e il doge sull'altro71. La cronaca di Pietro Giustinian, an-
ch'essa trecentesca, speciflca l'anno di emissione al 1194 e sembra es-
sere autonoma da quella di Andrea Dandolo, rafforzando quindi il pro-
prio valore di fonte originale: «Hic dux monetam argenteam, que ap-
pelatur grossi sive matapani, valoris XXVI parvorum et qua etiam ho-
die utimur, in MCLXXXXIIH incepit suo tempore facere fabricari»72.
La rilettura di Alan Stahl fa cadere dunque la relazione stretta tra una
delle piu importanti monete del medioevo e la Quarta Crociata.
E veramente rilevante per la storia di Venezia questa datazione del
grosso al 1194: la creazione della nuova moneta, ormai slegata dalla
crociata, era probabilmente maturata per la forte presenza di argento
proveniente da nord, ed aveva la sua ragione d'essere nella oggettiva
necessita di disporre di un nominale di valore maggiore. Molti hanno
sottolineato la sua nascita in relazione alio svilimento della moneta bi-
zantina73, ma sulle vere caratteristiche ecbnomiche del grosso gli stu-
diosi non sono concordi74. Non mi dilunghero qui su questi aspetti, pri-
so d'Aragona nel 1438 a Palermo, preparando la spedizione per la conquista di Napo-
li, fece battere ducati d'oro di Venezia, in una casa presa in affitto per lo scopo e non
nella regia zecca di Messina: i ducati erano la moneta d'oro in uso in Italia meridiona-
le, mentre a Napoli non si batteva oro (C. Trasselli, Note per la storia dei banchi in
Sicilia nel XV secolo, I, Zecche e monete, Palermo 1959, pp. 33,140-141; Travaini, Se-
di, p. 79). Re Levon I di Armenia, preparando una spedizione per la conquista di An-
tiochia, fece battere denari di tipo locale e con legenda in latino: supra n. 54.
71 Andreae Danduli Chronica per externum descripta aa. 46-1280, a cura di E.
Pastorello, Bologna 1938-1958 (Rerum Italicarum Scriptores2, XII, 1), p. 273, X, in.
5: «Subsequenter dux argenteam monetam vulgariter dictam grosi veneziani vel mata-
pani cum ymagine Iesu Christi in trono ab uno latere et ab alio cum figura sancti Marci
et ducis, valoris XXVI parvulorum, primo fieri decrevit». Stahl, The coinage of Venice.
72 Pietro Giustinian, Venetiarum istoria, a cura di. R. Cessi e F. Bennato, Vene-
zia 1964, p. 131; Stahl, The coinage of Venice.
73 A Venezia molti pagamenti erano espressi in perperi, ma dalla seconda meta del
XII secolo si trattava di monete di conto del valore di 2 lire veneziane, per una circola-
zione locale argentea.
74 II problema va inquadrato nell'uso locale veneziano dell'iperpero bizantino, or-
mai tuttavia divenuto una valuta di conto del valore di 40 soldi, pari a 2 lire, come ri-
sulta in molti contratti veneziani.
Secondo Lane - Mueller, Money and Banking, pp. 110, 116-123, il grosso sa-
rebbe nato come moneta intermedia tra il perpero di conto e il piccolo. Secondo Stahl,
Zecca, pp. 16-22, il grosso avrebbe ripreso i tipi delVaspron trachy di elettro bizantino,
546
lucia travaini
vilegiando pero soltanto un punto particolannente rilevante per il nostra
tema: per molti studiosi il grosso d'argento di Venezia sarebbe stato
creato essenzialmente per i commerci con l'Oriente, dove sarebbe sta-
to anche precocemente introdotto nell'uso75, ma la ricerca numismati-
ca degli ultimi anni sembra dimostrare il contrario.
Ora sappiamo infatti che nel Levante le monete veneziane arrivaro-
no in massa solo dopo la fine deU'Impero latino. L'impero veneziano in
ma in una moneta ad alto tenore argenteo. Secondo Stahl come Lane - Mueller ed altri
autori il grosso avrebbe avuto il valore originario di 2 soldi, pari a 24 denari piccioli, e
sarebbe quindi nato come un nominale proprio del sistema della lira veneziana; piu tar-
di il suo valore sarebbe stato portato a 26 denari.
Secondo Saccocci invece il grosso sarebbe stato creato non in rapporto con la lira
di conto locale ma come equivalente del miliarese bizantino, pari a 1/12 di iperpero, ma
su valori non attuali bensi "fossili": cfr. A. Saccocci, Tra Bisanzio, Venezia e Friesach:
alcune ipotesi sull'origine della moneta grossa in Italia, «Numismatica e Antichita
Classiche, Quaderni Ticinesi», 23 (1994), pp. 313-341, a p. 322, dove si discute la do-
cumentazione scritta sui perperi a Venezia. Le stesse teorie ribadite anche in Id., Rec.
a: Stahl, Zecca, «Rivista Italiana di Numismatica», 104 (2003), pp. 542-549.
Enrico Dandolo, oltre ad introdurre il grosso d'argento, introdusse anche il quar-
tarolo, di mistura infima, pressoche interamente rame, del valore di 1/4 di denaro, co-
piato sul tetarteron bizantino di rame ed emesso verosimilmente dal 1194 circa. Si trat-
ta di moneta pressoche di rame: cfr. Lane - Mueller, Money and Banking, p. 116;
Stahl, Zecca, pp. 16-18. Secondo una proposta recente, ancora da verificare, il quarta-
rolo sarebbe stato una moneta ad alto valore fiduciario tale da essere non il quarto di
denaro piccolo, ma il quarto del grosso d'argento: A. Saccocci, // quartarolo: un no-
minale bizantino prodotto in Occidente (secc. XIII-XTV), in Inspecto nummo. Scritti di
numismatica, medaglistica e sfragistica offerti dagli allievi a Giovanni Gorini, a cura
di A. Saccocci, Padova 2001, pp. 147-163.
75 Bertele, Moneta veneziana, p. 6: «coniato specialmente per il commercio del
Levante»; Saccocci, Tra Bisanzio, Venezia e Friesach, p. 339: «il grosso fu creato si-
curamente per il grande commercio con l'Oriente»; Id., // quartarolo, p. 159: «il gros-
so o ducato d'argento introdotto da Enrico Dandolo il cui carattere bizantino appare
evidente»; Stahl, Zecca, p. 101, scrive «the grosso was probably originally intended
primarily for use abroad». Secondo Lane - Mueller, Money and Banking, p. 123 (ba-
sandosi su Bertele, Moneta veneziana, pp. 6, 66, 71-88, e Hendy, Coinage, pp. 247-
254): «[...] grossi were sent into Romania in large quantities. Indeed they became wi-
dely used throughout the Levant, as well as in the regions that came under Venetian
control as a result of the Fourth Crusade. Under the Latin emperors at Constantinople
and under their Greek rivals at Nicea and other places, perpero coins declined more and
more in gold content, in reliability, and in prestige, while Venetian grossi were kept up
to the standard established under Enrico Dandolo, so that during the thirteenth century
they partly displaced the perperi as the basis for an international standard of value for
the region». Carlo Cipolla tuttavia, nel suo classico Le avventure della lira, Bologna
1975, vedeva chiaramente la creazione del grosso di Venezia, di cui dava una data tra
1192 e 1202, e di quello di Genova, e successivamente di altre zecche, come multipli
del denaro, necessario strumento nell'economia del momento per un piu razionale si-
stema di mezzi di pagamento locali.
la monetazione nell'area mediterranea
547
Egeo non si baso su monete veneziane almeno fino oltre la meta del
Duecento: prima di questa data sono altre le monete usate, essenzial-
mente iperperi, specie quelli abbondanti di Giovanni III Vatatzes, ster-
lini inglesi, e deniers touornois di Francia che divennero il modello per
le emissioni delle zecche della Grecia franca, a cominciare da Chiaren-
za76. E naturalmente monete dell'Impero latino, che seguivano il mo-
dello bizantino.
Piuttosto che in Oriente, si e visto invece un ruolo precoce ed im-
portante del grosso veneziano nell'area veneta e nelle Alpi orientali77.
Andrea Saccocci ha studiato a fondo la circolazione monetale nel Ve-
neto medievale ed ha ricordato che i ritrovamenti piu antichi di grossi,
inclusivi di esemplari di Enrico Dandolo, provengono da Aquileia (oc-
cultato c. 1218), da Digoman (Belluno, occultato c. 1230) e da Marti-
gnano (Trento)78, e secondo lo stesso studioso il grosso di Venezia fu in-
trodotto «proprio in conseguenza del grande afflusso di argento che ca-
ratterizzo il mercato alia fine del XII secolo»79.
Sembra quindi ragionevole dare maggior rilievo al ruolo domestico
e semmai settentrionale che preparo e sostenne la creazione e lo svi-
luppo iniziale del grosso di Venezia. L'iconografia di derivazione bi-
76 Fondamentale, per la documentazione offerta, l'articolo di Touratsoglou -
Baker, Byzantium of the Venetians: qui si segue chiaramente il successo del grosso
di Venezia come moneta "coloniale" solo dalla meta del Duecento. E utile segnala-
re inoltre quanto ha scritto D. Jacoby, Changing Economic Patterns in Latin Ro-
mania: The Impact of the West, in The Crusades from the Perspective, pp. 197-233,
a p. 223: «The documentation regarding Latin Romania, which is largely Venetian,
has created the wrong impression that Venice dominated the economy of that region
beginning in the early thirteenth century. In fact, the strenghtening of Venice's posi-
tion was slow to come and its supremacy achieved only by the mid-fourteenth cen-
tury».
77 Saccocci, La monetazione, pp. 296-300, ha osservato che le monete del tipo
frisacense, battute anche ad Aquileia, specialmente dagli anni ottanta del XII secolo, di
buon argento, erano basate sulla lira veneta ed avevano il valore di 12 denari, quindi un
soldo della lira veneta. II successo di queste monete, insieme con la forte posizione di
Venezia e la sua disponibilita di argento, potrebbe aver determinato la produzione dal
1194 del grosso di Enrico Dandolo, verosimilmente al valore iniziale di due soldi, ov-
vero 24 denari, come hanno proposto tra gli altri Lane - Mueller e Stahl, e quindi al
doppio di quei soldi frisacensi.
78 Id., Un ripostiglio di monete aquileiesi, triestine e veneziane da Aquileia (I
meta sec. XIII), «Rivista Italiana di Numismatica», 92 (1990), pp. 199-242, p. 234;
Stahl, Zecca, pp. 441-442.
79 Saccocci, La monetazione, p. 299. II rapporto tra introduzione del grosso ed il
ricco mercato deH'argento deU'entroterra viene giustamente indicato anche in Id., Con-
tributi di storia monetaria delle regioni adriatiche settentrionali (secoliX-XV), Padova
2004, p. 81, ma a p. 82 si sottolinea ancora una volta il rapporto con il grande com-
mercio orientale «regno incontrastato di Venezia».
548
lucia travaini
zantina non copia direttamente un prototipo bizantino ma elabora temi
gia acquisiti a Venezia; le bolle plumbee da settanta anni mostravano
San Marco nel gesto di offiire il vessillo al doge, e questa iconografia
non pud essere ritenuta necessariamente determinante per motivare la
destinazione orientale del grosso80.
Le miniere argentee di Carinzia avevano sostenuto gia da tempo
la produzione ed il successo delle monete di Friesach, presto diffuse
nei Balcani fino al Mar Nero, ed imitate anche ad Aquileia. Si e gia
detto che dal 1170 i denari frisacensi circolavano in Veneto con quel-
li di Aquileia al valore di un soldo della lira veneta, vale a dire 12 de-
nari veneziani: si puo quindi giustiflcare la creazione a Venezia di una
moneta forte di valore doppio del frisacense, da immettere a Venezia,
nel Veneto e nell'area delle Alpi orientali dove la moneta veneziana
costituiva del resto la base monetaria.
Un fatto e certo: il primo pagamento importante in grossi d'ar-
gento e documentato a Venezia stessa, per pagare le maestranze del-
l'arsenale nel 1201. L'argento era una tradizione dell'Occidente. L'o-
ro restava ancora la base monetaria in Oriente. Mi sembra quindi che
queste osservazioni portino come logica conseguenza la necessita di
abbandonare la teoria che vorrebbe il grosso fin dall'inizio destinato
all'Oriente.
Se si crede alia conoscenza pratica delle autorita monetarie vene-
ziane si puo rinunciare facilmente a vedere nei grossi una moneta per
l'Oriente: il grosso d'argento, nato verosimilmente nel 1194 per biso-
gni interni e di collegamento con le aree produttrici dell'argento, era
moneta troppo nuova per affrontare le aree monetarie orientali, dove
peraltro i veneziani erano di casa da tempo. Queste autorita moneta-
rie non potevano pensare veramente di imporre la loro nuova moneta
neH'Impero bizantino, ma piu semplicemente, come era pratica cor-
rente ovunque specialmente da parte di abili mercanti, contavano sul-
l'uso di monete trovate localmente e semmai le avrebbero imitate: nel
trattato del 1219 tra il podesta veneziano a Costantinopoli e Teodoro
I Laskaris, come si e visto, le due parti si impegnavano a non produr-
re iperperi, manuelati e stamini in imitazione uno dell'altro (ma pro-
babilmente si voleva in questa clausola prevenire 1'imitazione da par-
te dei veneziani)81.
L'imitazione fu un fenomeno enormemente diffuso. I crociati
imitarono i dinar fatimidi. Nel 1461 la zecca di Venezia produsse co-
80 A. Pertusi, Venezia e Bisanzio: 1000-1204, «Dumbarton Oaks Papers», 33
(1979), pp. 1-22, a pp. 12-13.
81 Supra n. 47.
la monetazione nell'area mediterranea
549
nii per aspri ottomani che il console veneziano a Tana doveva porta-
re con se82.
I mercanti - e in questo periodo specialmente i mercanti italiani -
conoscevano pesi, monete ed usi commerciali dei paesi dove commer-
ciavano: sapevano guadagnare dai commerci, dalla gestione del cam-
bio, e dal prestito ai principi, e abbiamo visto sopra i veneziani occu-
pati in queste imprese a Costantinopoli. Sapevano gestire zecche dove
conveniva, e sapevano adattarsi agli usi stranieri. Lo dimostrano sia il
successo degli italiani, non solo veneziani, nel Levante, e sia, dalla se-
conda meta del Duecento, i libri di mercatura pieni di consigli e infor-
mazioni sulle piazze orientali piu lontane.
Anche i veneziani nei loro territori di Romania continuarono a lun-
go ad usare prevalentemente monete diverse, come iperperi, stamini e
sterlini, con occasionali monete veneziane. Se gli sterlini inglesi erano
largamente apprezzati in tutto il Levante, perche affrontare inutili co-
sti di zecca per trasformarli a Venezia in grossi veneziani da esporta-
re? Doveva essere piuttosto conveniente trasferire all'estero diretta-
mente grosse quantita di argento straniero non corrente nella circola-
zione in Venezia, ed i mercanti erano protagonisti in questi trasporti83.
Mi auguro che si apra una discussione sulla mia proposta di lettu-
ra del grosso come moneta nata non per l'Oriente ma per Venezia e le
regioni produttrici di argento, e pongo un'altra domanda: perche mol-
ti studiosi hanno insistito sulla destinazione orientale del grosso d'ar-
gento?
In primo luogo il reale successo del grosso nel Levante nella se-
conda meta del Duecento pud avere fatto anticipare tale successo, pri-
ma che la ricerca numismatica potesse fame rilevare l'effettiva crono-
logia.
In secondo luogo, ma ancora piu importante probabilmente, e la tra-
dizione storiografica veneziana che ha creato il mito di Venezia quale
vincitrice autentica della Quarta Crociata; nella Sala del Maggior Con-
siglio in Palazzo Ducale si pud vedere il doge Enrico Dandolo che in-
corona Baldovino di Fiandra imperatore latino: un'incredibile inven-
zione di grande effetto.
82 Travaini, Sedi, p. 79; N. Papadopoli, Le monete di Venezia, I, Venezia 1893, p.
277 (ma forse erano conii per la zecca di Tana: ringrazio Ernest Oberlander-Tarnovea-
nu per questa osservazione; v. Guida per la storia delle zecche, s.v. Tana); per i ducati
veneziani prodotti a Palermo da Alfonso il Magnanimo si veda supra n. 70.
83 Saccocci, Tra Bisanzio, Venezia e Friesach, p. 339, ha sottolineato in generale
la «conoscenza pratica» dei mercanti veneziani. Una conoscenza che trapela da molti
testi e da molte pratiche, anche se la teoria monetaria ed economica non era troppo af-
finata.
550
lucia travaini
Mentre meditavo sui mutamenti di prospettiva necessari per inqua-
drare l'origine del grosso veneziano, mi ha colpito l'articolo di Elisa-
beth Crouzet-Pavan su Venise et ses espaces. Approche d'une "canni-
balisation" historiographique*4: il Levante e stato il luogo prediletto
della storiografia veneziana, il suo vero territorio, mentre la Terraferma
era vista come un'appendice inutile e negativa. Forse questa visione ha
influenzato anche l'interpretazione del grosso d'argento, che si e volu-
to nato per l'Oriente, ma che ora sappiamo essere divenuto "orientale",
in effetti, solo dopo la meta del Duecento.
Una falsa moneta della Quarta Crociata
Questo mito di Venezia regina del Levante ha creato anche una
straordinaria invenzione numismatica: non abbiamo monete con i nomi
degli imperatori latini, ma abbiamo pera una sorpresa: una monetina di
rame con legende in caratteri greci, con il nome di Enrico Dandolo e il
titolo di despotas, evidentemente emessa nel 1204. Straordinaria... ma
e un falso di un fantasioso falsario del Settecento, Alvise Meneghetti.
La moneta si trova al Museo di Zagabria ed e stata pubblicata da
Ivan Mirnik nel 199185.
Sul dritto nel giro +ENPIKOZ AANA AO YE; al centra su tre righe:
VEN/AEXnO/TAZ.
Sul rovescio in lettere greche ma in lingua latina: IMTIEPIAAIZ
AEPEO, al centra croce.
La legenda del rovescio forse si riferiva al nominale, quindi da leg-
gere "rame imperiale".
L'eclettico falsario, antiquario e orafo veneziano, conosceva bene le
cronache veneziane e creo monete per ogni occasione, inclusa una per
la decapitazione di Marin Faliero86.
84 In Liber Largitorius. Etudes d'Histoire medievale offerts a Pierre Toubert pas
ses eleves, reunies par D. Barthelemy et J.-M. Martin, Geneve 2003, pp. 259-276.
85 G. Gorini -1. Mirnik - E. Chino, I falsi del Meneghetti, «Bollettino del Museo
Civico di Padova», 80 (1991), pp. 321-357. Dopo la morte a Costantinopoli del doge
Enrico Dandolo il podesta veneto assunse anche il titolo di despotes: Bertele, Mone-
ta veneziana, p. 15.
86 Per un altro falso, a lungo ritenuto autentico, cfr. R.C. Mueller, Venetian Ship
and Shipbuilders Before the Millenium: Jal's Chelandia or the Fortunes of a Fake, in
Le Technicien dans la Cite en Europe Occidentale 1250-1650, a cura di M. Arnoux -
P. Monnet, Roma 2004, pp. 61-76. Altri esemplari anche in L.G. Klimanov, "Byzan-
tine Reflections" in the Sphragistics. Likchachev Collection of metal seals Vllth-XXth
centuries, Sankt Peterburg 1999.
la monetazione nell'area mediterranea
551
Gli imperatori latini nella storia degli studi di numismatica
Alia monetazione della Quarta Crociata, e alia sua risonanza nel
tempo, posso aggiungere un piccolo capitolo di storia del collezioni-
smo, oltre che con la falsa moneta appena descritta, anche con i ritratti
degli imperatori latini prodotti da Jacopo Strada nel Cinquecento. Si
tratta del grande antiquario mantovano Jacopo Strada, che si intitolava
'antiquario della Serenissima Cesarea Maesta dello Imperatore', ben
noto anche per il ritratto dipinto da Tiziano nel 1556, ora a Vienna. Egli
compilo una raccolta dei "ritratti delle vere medaglie" degli imperatori
sia d'Oriente che d'Occidente, pubblicata a Lione nel 1553. Ben pochi
di questi ritratti tuttavia derivano dalle monete dei rispettivi sovrani, ed
e quindi curioso vedere alcuni tondi lasciati vuoti, dando ad intendere
che quelli riempiti derivassero da vere monete87.
Una moneta per la riconquista bizantina di Costantinopoli
In contrasto con questi falsi e con la non esistenza di monete a no-
me degli imperatori latini in Romania, abbiamo una moneta che segna
la fine e la sconfitta della Quarta Crociata, con il ritorno dei bizantini a
Costantinopoli: le prime monete del nuovo imperatore bizantino restau-
rato, Michele VIII Paleologo (1259-82, Costantinopoli dal 1261), nel
1261 sono iperperi che mostrano sul dritto l'imperatore in ginocchio di
fronte a Cristo, con San Michele in alto, e sul rovescio la straordinaria
immagine della Vergine Theotokos sulle mura della citta idealizzate in
una veduta aerea; la citta era sotto la protezione della Vergine88.
87 Jacob De Strada, Epitome thesauri antiquitatum, Lyon 1553: si veda C.E.
Dekesel, Bibliotheca Nummaria. Bibliography of 16th century Numismatic Books,
London 1997, p. 871. Anche come antiquario Strada non fu esente da critiche, e sem-
bra che Tiziano stesso avesse detto di lui quanto segue: «I1 Strada e uno delli solenni
ignoranti que si possa trovare; lui non sa niente ma bisogna haver ventura et sapersi ac-
comodare alle nature delle persone, come ha fatto il Strada in Allemagna, dove caccia
tante carotte a quelli Todeschi quanto si puo imaginare et loro, come reali di natura, non
conoscono la dopiezza di questo galantuomo»; (cfr. J. Pope-Hennessy, The Portrait in
the Renaissance, London 1966, p. 318 n. 46; L. Travaini, Le monete a Benevento tra X
e XI secolo e unfalso ripostiglio del Settecento, in / Longobardi dei Ducati di Spoleto
e Benevento, Atti del XVI Congresso internazionale di studi sull'alto medioevo (Spole-
to 20-23 ottobre 2002, Benevento 24-27 ottobre 2002), Spoleto 2003, pp. 1053-1076.
88 Gpjerson, Catalogue, I, p. 76; C. Morrisson, Lhyperpere de Michel Paleolo-
gue et la reconquete de Constantinople (1261), «Le Club Francaise de la Medaille»,
55-56 (1977), pp. 76-86. A. Cutler, Transfigurations: Studies in the Dynamics of By-
zantine Iconography, Philadelphia-London 1975, pp. 111-141.
552
lucia travaini
Non sono numerosi i tipi monetali che lasciano traccia nella lette-
ratura e quando questo accade e interessante vedere i punti di vista de-
gli osservatori, e cosa li ha impressionati maggiormente: Pachymere
scriveva che Michele cambio le antiche immagini facendo incidere la
citta sul rovescio89. E dunque la veduta aerea della citta, rappresentata
dalle mura, che colpisce, giustamente, Pachymere: tipologia di assolu-
ta novita e straordinaria efficacia anche emotiva per sottolineare il mo-
menta del recupero della grande capitale perduta90. Un recupero che
imponeva pero anche un peggioramento della qualita della moneta, con
un deterioramento del contenuto aureo, anche questo documentato da
Pachymere.
89 Georges Pachymeres, Relations Historiques, IV, Livres X-XIII, a cura di A.
Failler, Paris 1999, pp. 541,4-11, traduzione a p. 540. Sono molto grata a Nicolo Zor-
zi per l'aiuto bibliografico.
90 Notevole anche che egli specifichi espressamente trattarsi del rovescio della
moneta. Pegolotti anche descrive la moneta, ma si concentra sul dritto, e scrive: «Per-
peri d'oro paglialoccati a carati 15 '/^ e conoscesi che l'una delle due figure dall'un la-
to a uno viso nel petto, e lo cerchio della grande figura ch'e dall'altro lato non e tondo
anzi e lungo». Dato che l'imperatore e in ginocchio il suo viso e al livello del petto di
San Michele (Grierson, Catalogue, I, pp. 107-109).
Sigillo di Baldovino I, imperatore di Romania, conte di Fiandra e Hainaut (Schl. 1943).
Impero di Nicea, Giovanni III Vatatzes iperpero d'oro.
Regno di Inghilterra, Enrico II (1154-89), sterlini d'argento: a) cross-and-crosslet
(1158-80); b) short-cross (1180-1247).
Repubblica di Venezia, doge Enrico Moneta di rame «imperiale» a norae di
Dandolo (1192-1205) grosso d'argento. Enrico Dandolo «despotas» (Museo Ar-
cheologico di Zagabria).